Newsletter del 11 settembre 2020

Inizio d'anno. Zuppi alle scuole della FISM: trasformiamo le difficoltà in futuro

Le scuole paritarie cattoliche di Bologna hanno incontrato il cardinale per confermare e rilanciare con passione e impegno la loro esperienza educativa. Nell'emergenza in corso, tutte le energie rischiano di essere assorbite dalle preoccupazioni sul come fare. La sfida è quella di dedicare tempo e spazio al perché.

"Ci siamo. Con fatica, rabbia e ferite, ma ci siamo".
Con questo grido liberatorio il presidente della FISM Bologna Rossano Rossi ha introdotto l'incontro di inizio anno scolastico delle scuole dell'infanzia federate. "Con fatica, perché stiamo affrontando tante questioni nuove. Cercando un equilibrio tra sicurezza ed esperienza educativa. Con un po' di rabbia perché dobbiamo agire in un quadro di norme incerte e contraddittorie, e perché sperimentiamo, ancora una volta, il non pieno riconoscimento delle nostre scuole. Le ferite, infine. 7 scuole hanno chiuso, molte hanno diminuito le sezioni". "Ma" ha concluso Rossi "ci sono ragioni più grandi della fatica, della rabbia, delle ferite. Abbiamo bisogno di rilanciare il perché: perché impegnarsi per il presente e il futuro, perché hanno ancora senso le scuole parrocchiali, perché possono essere una ricchezza (non un problema)".
"Le scuole della FISM" ha esordito il cardinale Matteo Maria Zuppi "sono molto importanti nella pastorale della Chiesa. Ci siete e io vi ringrazio. Ci siamo in un mondo che è cambiato. Trasformiamo queste difficoltà in una grande opportunità di ricostruzione. Per rispondere a un ruolo educativo che paradossalmente è ancora più importante". Come ricostruire la rete è il vero problema, ha ricordato l'arcivescovo. "La pandemia" ha detto "è stata una grande immersione nella realtà e nella concretezza. Questo evidenzia l’importanza della vicinanza, e della dignità della persona. Possiamo essere una risposta a tanti che ne hanno bisogno. Io trasformerei la vostra rabbia in zelo e passione, su questo dobbiamo reagire. La conseguenza sarà un rapporto più stretto con tutti". Il patto educativo di papa Francesco, ha concluso "dobbiamo farlo nostro. Deve essere lo sfondo della nostra ricostruzione".
Virginia Kaladich, presidente nazionale FIDAE ha invitato a riscoprire la dimensione ecclesiale del servizio svolto dalla scuola cattolica. "Dobbiamo far crescere l'idea che siamo scuola di comunità e della comunità, e trovare percorsi in cui fede, cultura e vita trovino itinerari educativi".
Luca Iemmi, presidente FISM Emilia Romagna è partito dall'assemblea di Bellaria del 12 ottobre scorso. "Da quell'evento è nata una grande carica. La pandemia sembrava aver azzerato tutto. Ma non ci siamo arresi: abbiamo cercato strumenti nuovi per non lasciare il nostro personale da solo, poi abbiamo pensato ai genitori con l'abbattimento delle rette. Dalla politica non abbiamo avuto quasi nulla. Ma noi non molliamo".

Riaperture in sicurezza. L'importanza di non cedere sul progetto educativo

Per molte delle scuole dell'infanzia FISM la prima "campanella" è stata preceduta dall'allenamento svolto nel corso dei Centri estivi. Un'occasione preziosa per vincere paura e incertezze. Un'esperienza trasferita nel nuovo anno appena iniziato. Nel segno di un distanziamento fisico che non deve diventare anche sociale.

"L'allenamento del Centro estivo ci è servito e ci ha reso più tranquilli" racconta Gabriele Ravaglia, coordinatore didattico della scuola paritaria "Don Luciano Sarti" di Castel San Pietro Terme. "Stiamo continuando a portare avanti un progetto di riapertura in sicurezza. Accogliamo tutti i bimbi, dal nido alla primaria, nel rispetto delle norme, ma con grande entusiasmo e senza paura. Per l'entrata abbiamo predisposto una "pista per macchinine". I bambini seguono i percorsi che li portano direttamente nei luoghi indicati. L'aspetto scenografico, chiaro e curato, contribuisce a far vivere la sicurezza come un gioco". Conclude Ravaglia: "Noi non siamo prima di tutto controllori. Il nostro desiderio è di fare scuola e di rimanere concentrati sul compito educativo. Per questo è garantito il percorso formativo degli anni scorsi".
"La prima novità di quest'anno, in vista della riapertura, è stata una riunione in giardino con i genitori suddivisi in gruppi, per
raccontare cosa sarebbe avvenuto ma anche per rinsaldare la relazione che temevamo potesse essersi sfilacciata in tanti mesi di distanza". Lo racconta Michela Prando, coordinatrice didattica della scuola "Sant'Anna" di Sabbiuno (Castel Maggiore). "Avremo tre ingressi e i genitori non entreranno a scuola: una rivoluzione logistica e relazionale. Quindi, insieme, scuola e famiglie, dovremo trovare nuovi modi perché il distanziamento sia solo fisico e non diventi sociale. Anche se sarà più faticoso, abbiamo detto ai genitori che abbiamo bisogno di continuare a costruire ponti". Dall'incontro sono emersi altri aspetti importanti: la corresponsabilità anche economica oltre che educativa, la necessità, come scuola cattolica, di generare benessere nella comunità e infine l'importanza di non creare ansie ai bambini. Conclude la coordinatrice: "Al di là delle distanze, i bambini hanno inoltre il diritto ad essere riconosciuti nella loro corporeità e consolati: quando sarà necessario continueremo a farlo".
Paola Amorati, coordinatrice didattica della scuola "Sant'Angelo Custode" di Villa Fontana (Medicina), racconta l'esperienza della riapertura nella sua realtà. "Il primo passo dopo il lungo periodo di didattica a distanza è stato il Centro estivo, partito il 15 giugno. Pur con un orario ridotto i genitori sono stati molto contenti. La frase ricorrente è stata: 'Sono tornati i bambini di sempre'. All'inizio, in giugno, avevamo paura. Poi abbiamo lasciato spazio alle domande: ci crediamo nel nostro lavoro e nella nostra scuola? Ci siamo sostenute a vicenda ed è stata una bellissima prova per la ripartenza di settembre. Il primo giorno di scuola abbiamo accolto 61 bambini: ce li hanno portati tutti, segno che non era mancata solo la didattica ma anche la relazione. Pur con fatica e in un quadro molto incerto siamo ripartiti a regime. Doposcuola compreso, che, grazie al parroco di Medicina don Marcello Galletti, si svolgerà nella ex scuola parrocchiale di Fossatone".

Servizio civile regionale. Boom di domande per il progetto della FISM di Bologna

Tutta la Federazione coinvolta in una avventura nuova ed entusiasmante, che ha avuto una risposta nettamente superiore alle attese con 138 domande arrivate. E' il primo step di un percorso che l'anno prossimo vedrà la partecipazione ad altri 2 progetti con il coinvolgimento di una sessantina di ragazzi.

"Il Servizio civile regionale" racconta Davide Briccolani, coordinatore del relativo ufficio della FISM "prevede la possibilità di avere 38 volontari. Di questi, 32 sono per le scuole della FISM e 6 per "Ape onlus" della parrocchia della Beata Vergine dell'Immacolata di Bologna. Per individuarli abbiamo ormai fatto più di cento colloqui e abbiamo selezionato i candidati (le graduatorie sono già sul nostro sito Internet)". Per quanto riguarda i loro compiti, Briccolani spiega: "Saranno a contatto diretto con i bambini, faranno da supporto a tutte le attività delle scuole, affiancando le maestre nei compiti di tutti i giorni. Non potranno rimanere da soli con i bambini, ma potranno essere la mano e l'occhio in più".
C'è un altro elemento che Briccolani evidenzia: "L'esperienza è importante anche in vista di un inserimento nel mondo del lavoro. Il tempo di servizio civile è un mettersi alla prova per capire se quella della scuola è una ipotesi professionale per il futuro. Molti ragazzi la stanno tenendo in considerazione. L'ingresso a scuola e le ore del Servizio sono una buona opportunità per verificarla". E aggiunge: "Anche per le scuole sarà una bella sfida. Ti "metti in casa" dei ragazzi e li devi tirare su. Se lo fai bene hai un serbatoio importante per il futuro da cui pescare in caso di bisogno".
Conclude il coordinatore: "Anche chi tra i volontari non pensa di fare l'insegnante ha comunque l'idea di fare qualcosa di buono per la società. Una novità, inaspettata, è che molti prendono un "anno sabbatico" proprio per fare il Servizio civile. Non sapendo ancora cosa fare da grandi, colgono l'occasione per scoprirlo".