Newsletter del 25 settembre 2020

Spunti pedagogici. Facciamo finta che… quando un phon diventa un termoscanner

Le parole di Nicolodi, al webinar di maggio con le coordinatrici delle nostre scuole, si sono rivelate quasi profetiche: “I bimbi poi, sono esseri molto resilienti, cioè sono capaci di vivere tutte le avversità. I bimbi per creare resilienza sulle situazioni difficili hanno bisogno di due condizioni: avere di fianco un adulto che faccia l’adulto [...] e che possano giocare le situazioni traumatiche o stressanti sotto gli occhi di un adulto che partecipa al gioco”.

“Facciamo finta che io ti provo la temperatura e che te avevi il Coronavirus!”.
Queste le frasi che le insegnanti hanno sentito da alcuni bambini, accompagnate dalla relativa ‘scenetta’ del chiamare il dottore o l’ambulanza, o mettere la mascherina. Già, perché i bambini osservano, ascoltano e di fronte alla realtà hanno bisogno di ‘fare le prove’ della vita, di far finta di, di trovarsi nella situazione, anche e soprattutto rispetto a quelle difficoltose o stressanti.
Allora non stupisce se utilizzano un phon giocattolo trovato nell’angolo della ‘casetta’ per farlo ‘diventare’ un termoscanner per misurare la temperatura, o un fazzoletto per farlo diventare una mascherina, per atteggiarsi e comportarsi come fanno i ‘grandi’.
Perché i bambini, come afferma Nicolodi, hanno bisogno e devono poter giocare le situazioni difficili, devono poter, come diciamo noi, mettere in parole e gesti i pensieri, le cose viste e ascoltate, per rassicurarsi.
“Per finta”, perché lo sanno benissimo che non è una situazione reale la loro, anche se sono azioni che portano con sé emozioni e gesti che hanno visto talmente bene da saperli imitare e ripetere perfettamente.
“Per il bambino, poterla identificare (l’emozione) anche inconsciamente attraverso la rappresentazione simbolica, è molto importante, perché in questo modo ha la possibilità di elaborarla. In una parola, la paura si trasforma in “giocare ad avere paura” (G. Nicolodi - ‘L’educazione psicomotoria nell’infanzia’- Erikson): giocare ciò che può essere pericoloso.
“Per essere vicino ai problemi dei bambini, occorre trasformarli attraverso il gioco”, ci ha detto Nicolodi. “Quando il bimbo vi chiede, ad esempio, di fare il lupo, vuol dire: 'Fammi paura perché così io cresco'. Questa volta si può usare il Coronavirus”.
E le maestre di queste due bambine non si sono scandalizzate, non hanno fermato il gioco spaventate o imbarazzate, ma sono state testimoni di quello che stava accadendo dando valore, guardandole e documentando tutto attraverso la fotografia.
Come allo stesso tempo altri bambini hanno iniziato a parlarne, raccontare fatti e dimostrare di sapere informazioni: e questo ‘venir fuori’ implica già avere un pensiero e condividerlo con qualcuno.
Questa immagine, quindi, non ci fa preoccupare, ma ancora una volta dimostra a insegnanti e genitori che i bambini ‘ce la possono fare’, che sono resilienti, che semplicemente stanno alla realtà, in maniera vera, sincera, chiamando le cose con il loro ‘nome’, se hanno al loro fianco adulti che li guardano sorridendo, certi di una positività che non viene meno, perché certi di un Bene grande... attendendo e sperando che presto giochino ‘per davvero’ al ‘Coronavirus scomparso per sempre’.

Claudia Ventura
Pedagogista FISM

Cooperativa sociale onlus "Educare e crescere". I genitori vincono la scommessa

Un gruppo di mamme e papà ha lanciato, sulla piattaforma Ginger, “Aiutaci ad alzare il volume”, una raccolta fondi per sostenere i due poli paritari – la scuola paritaria e sezione primavera "San Severino" a Bologna e la scuola paritaria e sezione primavera "Cavalier A. Foresti" a Ozzano dell’Emilia - che accolgono ogni anno 150 bambini.

"Aiutaci a rialzare il volume nelle nostre scuole!". Questo lo slogan scelto da genitori ed educatori della Cooperativa sociale "Educare e crescere" per promuovere la raccolta fondi iniziata in luglio.
“A causa dell’emergenza Coronavirus" ricordavano nel lancio stampa di inizio agosto "le due scuole dovranno rinnovarsi per garantire la massima sicurezza di tutti. Un impegno, anche economico, necessario, ma oneroso per le casse della Cooperativa, che non ha finalità di lucro. Per questo abbiamo deciso di far partire una raccolta fondi per raggiungere almeno 6 mila euro”.
Obiettivo raggiunto e superato in poche settimane. Le donazioni hanno toccato quota 6.835 euro. Risorse che serviranno per ripensare gli spazi e le modalità dell’attività didattica, acquistando, ad esempio, nuovi arredi per garantire il distanziamento, ma pure materiale scolastico suddiviso in kit individuali, dispositivi medici e di screening per garantire l’ingresso in sicurezza, materiale ludico e sportivo facilmente sanificabile.
I nomi dei 174 sostenitori saranno incisi su un pannello che sarà posto all'entrata delle due scuole. Per ogni donazione è stata prevista una ricompensa: cartoline digitali, borracce in alluminio, creazioni handmade di mamme o nonne, acquerelli (offerti dall'associazione "Arti figurative" di Ozzano), un capo d’abbigliamento, lezioni o laboratori di musica, inglese o cucito creativo per grandi e piccini, una visita guidata al convento delle Suore Francescane Adoratrici di Maggio di Ozzano. Un modo simpatico per dire grazie a tutti i sostenitori.
Sostenitori che confermano con la loro mobilitazione il legame stretto tra le famiglie e le due scuole, accomunate dall'obiettivo di ripartire da una scuola in presenza "che è per tutti – bambini, genitori, nonni, insegnanti – luogo di relazione sociale e di relazione educativa”.

Galliera. La bella storia della scuola "Sacro Cuore": una ripartenza che sa di buono

Si parte! Zaino in spalla, ci abbiamo messo dentro tutto? Protocolli, didattica, bisogni dei bambini, bisogni dei genitori, motivazioni, limiti economici, fantasia, coraggio, buonsenso... La coordinatrice racconta le domande, le proposte e il confronto in un tempo difficile ma nello stesso tempo stimolante.

Ripenso a questi mesi strani appena passati e fatico a distinguerne i giorni. Quando abbiamo capito veramente cosa stava succedendo? Quando abbiamo iniziato ad incontrare bambini e famiglie in modo “diverso”? Come abbiamo inventato e costruito la scuola a distanza, quanto tempo abbiamo passato a discutere, quanta paura abbiamo avuto che la scuola non ce la facesse? Come siamo arrivate a fare il centro estivo? Le vacanze... ci sono state?
Questo tempo mi sembra un minestrone, tutto mescolato, confuso. Eppure... il sapore è buono. Lo abbiamo cucinato e assaporato insieme. Dicono che le difficoltà possono unire o dividere. Ripensando a questi mesi, provo gratitudine per l’appartenenza ad un gruppo, che in questo momento mi sembra riduttivo definire “di lavoro”. Fin da subito ognuna ha messo a disposizione di tutte le proprie competenze, nessuna si è tirata indietro. Abbiamo passato molto tempo a discutere, a scegliere le proposte, a ritrovare il senso del nostro lavoro, ad incoraggiarci. Ci siamo ascoltate molto, anche nelle fatiche personali. Ci siamo scontrate senza temere il confronto di posizioni diverse, nel tentativo di cercare il bene, in equilibrio tra idealismo e realismo. Ci siamo perdonate i passi affrettati e quelli rallentati, fino a trovare il passo giusto per camminare ancora insieme. Abbiamo trovato qualche momento per ridere, anche di noi, e per una confidenza sincera e amichevole. Nei primi giorni a scuola per preparare la riapertura, non sono mancate le cure di tisane e caffè, i racconti personali, qualche gioco per allentare la tensione, e soprattutto l’attenzione. Ognuna ha scrutato gli occhi dell’altra per comprendere dove stava la fatica e trovare le parole, l’aiuto necessario, la soluzione. È capitato a tutte, in questi giorni febbrili di preparativi, di perdere la calma... ma c’è sempre stata qualcuna che ha trovato le parole giuste per ritrovare la direzione.
Nello zaino ognuna ha messo qualcosa, un pezzetto di sé, perché non manchi il necessario durante il viaggio. Lo porteremo un po’ ciascuna, misurandoci le forze, accordando il passo; aggiungeremo qualcosa, toglieremo il superfluo. Penso alle mie compagne di viaggio e ringrazio la vita per le salite che affronteremo insieme. Ed ora... si parte!

Enrica Scazza
Coordinatrice Scuola “Sacro Cuore” – Galliera