
Ci stiamo preparando alla festa della Pasqua con un’aspettativa, molto sentita, di serenità, di positività: infatti è Pasqua di Risurrezione. Il momento storico, culturale, sociale, non ci consente di ridurre la festa agli aspetti solo esteriori, folcloristici, fragili, frivoli, che non possono darci sollievo e speranza in modo adeguato
Questa sarà perciò l’occasione per riscoprire la sua origine e su cosa si fonda. Domandiamoci perciò qual è, appunto, l’origine e se, dopo due millenni, possa ancora avere ospitalità tra noi.
Ci annuncia un fatto eccezionale, cioè che Gesù di Nazareth, in quanto vero uomo, è morto in croce ed è risorto, superando, vincendo la morte. Il fatto proposto si pone come risolutivo di un importante interrogativo insito nella nostra natura umana: possibile che la nostra vita, la nostra esistenza, la nostra persona debba finire nel nulla della tomba?
La drammaticità di questo interrogativo ci porta spesso ad accantonarlo, in quanto senza una risposta accettabile, alla portata delle nostre risorse. Ed è vero. Se la soluzione dipendesse solo da noi, dalla capacità, dalla creatività dell’uomo, saremmo davanti ad un muro insormontabile, un abisso incolmabile.
Eppure la ricerca umana non si arresta e si domanda: Oltre questo muro, oltre questo abisso, proprio non c’è altro? Non c’è alcuna possibilità di relazione con questo ‘oltre’?
Ed ecco l’annuncio pasquale. Gesù dice di sé: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25).
Ecco la prospettiva che si apre e che ci è affidata di cui fare esperienza, per coglierne la verità, l’attendibilità.
La Pasqua di Gesù è l’espressione più grande del suo amore per noi (“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”- Gv 15, 13), dunque una relazione portata al suo culmine. Gesù ci ama (letteralmente) da morire.
Tale dono dà la ragione e la forza per affrontare ogni limite umano, non solo il lutto, ma anche ogni mortificazione che la giornata terrena ci può mettere davanti.
La Pasqua dunque è il fatto per cui imparare, e dunque insegnare, l’amore gratuito offerto a tutte le generazioni che si affacciano in questo mondo.
Se tutto si limitasse all’orizzonte di questo mondo, che ci appare sempre più come un mare in tempesta, allora sarebbe vero il “Si salvi chi può”. Inevitabilmente, in questo senso, tutto sarebbe accentrato su di sé, quindi dominerebbe l’egocentrismo, tanto diffuso oggi.
La gratuità dell’amore, fino al perdono, non è istintivo, ma è frutto di una educazione, dentro un ambito formativo.
Certamente, per natura, l’uomo è portato ad amare, a stabilire relazioni in cui è essenziale il dono di sé. Eppure tali rapporti possono corrompersi, o quanto meno smarrirsi, lungo la strada del cammino verso la maturità umana.
Per questo motivo, questa sia la Pasqua di Gesù Cristo, della sua risurrezione, oltre ogni aspetto evasivo, frivolo, consumistico.
In Cristo risorto, buona e serena Pasqua a tutti.
Don Luigi Gavagna, consulente ecclesiastico FISM Bologna
Nell'immagine Le apparizioni di Gesù (Claudio Pastro)

Filo conduttore per la scuola dell’infanzia “Don Luciano Sarti" di Castel San Pietro, è stata la leggenda dei tre alberi e dei loro sogni. Per quanto riguarda la Scuola dell'Infanzia "Istituto San Giuseppe" di via Murri a Bologna, si è puntato sui disegni, fatti dai bambini, per documentare come si può rimediare ai comportamenti non adeguati.
"Il nostro progetto” racconta Anna Elena Spallone, coordinatrice della scuola dell’infanzia “Don Luciano Sarti" di Castel San Pietro, “prende spunto dal libro "La leggenda dei tre alberi" di Elena Pasquali. Protagonisti della storia sono tre alberi cresciuti in momenti diversi. Il primo albero desiderava diventare un grande forziere che contenesse tesori, ma un giorno un falegname di nome Giuseppe lo tagliò per trasformarlo nella mangiatoia che avrebbe accolto Gesù; l'albero non ha realizzato il suo desiderio, ma é diventato la culla di Gesù: il tesoro più prezioso del mondo. Il secondo albero, che sognava di diventare un grande veliero, è stato trasformato nel peschereccio di Pietro: anche lui non ha realizzato il suo desiderio, ma ha trasportato Gesù durante la tempesta. L’ultimo albero voleva crescere così alto da poter toccare il cielo e vedere Dio; ma un giorno molto buio, qualcuno prese due assi ricavate da quell’albero, le incastrò insieme e divenne una croce. Su quella croce, in cima al monte Calvario, un uomo buono di nome Gesù venne crocifisso. Il terzo albero, usato come croce, portò sulla sua cima l'amore di Dio, diventando un simbolo di salvezza per l’umanità”. Prosegue la coordinatrice: “Nel periodo di Quaresima ogni bambino si è impegnato a far crescere il nostro terzo albero, un ulivo, attraverso piccoli “fioretti”. Fioretti semplici, adeguati all'età: come aiutare la mamma ad apparecchiare, non litigare con i fratellini... Ogni giorno, a turno, i 98 bambini della Scuola hanno appeso il loro impegno all’ulivo. In questi 40 giorni l’albero è cresciuto diventando grande. Per ogni storia i bambini hanno portato a casa un pezzo di legno trasformato: prima nella culla di Gesù, poi in peschereccio, infine in croce. Per quanto riguarda il nostro ulivo, abbiamo chiesto ai bambini cosa farne; una bambina ha suggerito di piantarlo e di farlo diventare un segno di vita nel giardino della scuola, come è stato Gesù per il mondo. Grazie al bando forestale dell’Emilia-Romagna, l’ultimo giorno di scuola, prima delle vacanze pasquali, ogni bambino porterà a casa un piccolo albero con una croce infilata alla base”.
“Abbiamo iniziato il nostro percorso il Mercoledì delle Ceneri”, ricorda Cinzia Gavinel, insegnante alla Scuola dell'Infanzia "Istituto San Giuseppe" di Bologna. “All’inizio della Quaresima abbiamo parlato con i bambini di alcuni loro comportamenti, come ad esempio fare i dispetti, non obbedire a mamma e papà o alle maestre, e abbiamo quindi posto loro questa domanda: "Cosa possiamo fare in Quaresima per avvicinarci alla Pasqua di Gesù?" La proposta, che è scaturita dopo un momento di conversazione, è stata che ciascuno trovasse un modo personale, ad esempio un bacio, parole o altro, come gesto di scusa e di bene verso l'altro. Ogni bambino lo ha poi rappresentato graficamente e tutti i disegni sono stati attaccati alla parete per formare, piano piano, una croce, simbolo della Passione del Cristo, ma anche dell'amore che Gesù ha per noi. La parte finale del percorso ha previsto di recarci nell'aula immersiva, dove abbiamo osservato tre quadri rappresentanti la croce, realizzati da tre grandi pittori: "Crocifissione" di Vincenzo Foppa (1456); "La crocifissione" di Francesco del Cossa (1473); "Pala delle tre croci" di Francesco Bianchi Ferrari (1490). Abbiamo osservato i quadri e abbiamo cercato di riconoscere e valorizzare le differenze. Al termine, ogni bambino è stato invitato a rappresentare la croce in base all'esperienza fatta. La croce e i disegni realizzati permetteranno ai bambini, nei giorni a seguire, di rivisitare quanto vissuto nel periodo dalla Quaresima alla Santa Pasqua".
Nella foto: a sinistra l'allestimento nell'ingresso della scuola "Don Luciano Sarti". A destra la croce formata dai disegni dei bambini della scuola dell'infanzia dell' "Istituto San Giuseppe" di Bologna.
Il progetto Erasmus+ FISM Parma, prende avvio il 19 ottobre 2021 con l’Accreditamento da parte della Fondazione Scuola dell’Infanzia di Sorbolo, Monumento ai Caduti in Guerra – ETS, della rete FISM Parma. E’ così nato il “Mobility Consortium”: un sistema che, tutti gli anni, rende possibile la mobilità europea di gruppi di personale FISM (insegnanti, educatori, coordinatori). Michela, insegnante della scuola dell’infanzia San Giovanni Bosco di Imola, da pochi giorni rientrata in Italia, racconta la sua esperienza
Partecipare al Progetto Erasmus+ è stato per me molto bello e arricchente, sia sul piano personale che professionale. Vivere una settimana insieme a colleghe che lavorano in scuole FISM della regione Emilia Romagna, è un’ esperienza immersiva di forte impatto. Si generano nuove conoscenze nella condivisione di ogni aspetto del quotidiano e, inoltre, mi ha permesso di confrontarmi sulle diverse pratiche educative delle rispettive scuole di appartenenza, generando uno scambio pedagogico “tutto italiano”, durante il soggiorno in Francia. A Maisons-Laffitte abbiamo visitato una scuola dell’infanzia internazionale, a gestione privata, caratterizzata dal bilinguismo: qui i bambini, suddivisi in sezioni omogenee per età, sperimentano la lingua francese e inglese nella quotidianità della proposta educativo-didattica.
Entrare in contatto con un sistema scolastico diverso dal nostro, dove la scuola dell’infanzia è già scuola dell’obbligo, mi ha dato l’opportunità di ampliare i miei orizzonti, di riflettere sulle “nostre” pratiche educative: individuarne i punti di forza ma anche mettere in discussione abitudini consolidate, aprendomi così a nuovi approcci educativi.
Questa esperienza mi ha confermato quanto sia importante mantenere sempre uno sguardo aperto e flessibile, capace di cogliere il cambiamento come opportunità di crescita.
Michela Betti, insegnante scuola dell'infanzia San Giovanni Bosco di Imola
Nella foto, i partecipanti della FISM al Progetto Erasmus+
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