Newsletter del 8 febbraio 2019

Imola. Non mollare mai, la grande sfida educativa lanciata dalle scuole cattoliche

Domenica 20 gennaio ha avuto luogo la tradizionale giornata diocesana. Una citazione di papa Francesco ha sintetizzato il tema dell'appuntamento ("Non rinunciare alla felicità perché la vita è uno spettacolo incredibile"). Sulla scia dell'evento sabato 2 marzo alle 17.30 al Palazzetto dello sport di Castel Bolognese dialogo con don Vincent Nagle sul tema "Il coraggio di educare alla fatica"

"La giornata diocesana della scuola cattolica" spiega Tearosa Tabanelli, direttrice della scuola "Il Bosco" di Imola "nasce da un'idea condivisa con il vescovo Tommaso Ghirelli. Il desiderio è quello di sottolineare la missione educativa della Chiesa che arriva fino alla presenza delle scuole che collaborano con il servizio statale. Nel giorno dell'evento in tutte le chiese è stato distribuito un depliant che fa il punto sullo stato dell'arte della scuola in diocesi con un accenno anche alla situazione politico-economica delle paritarie cattoliche". Per quanto riguarda i numeri gli alunni iscritti sono 3206 concentrati a Imola nella scuola dell'infanzia (con l'eccezione de "Il Bosco" che oltre alla materna ha anche primaria e secondaria) e un centro professionale gestito dalle suore salesiane, mentre a Lugo, dove la presenza delle scuole è più antica, ci sono anche alcuni Istituti superiori. Sulla scia della giornata diocesana, ricorda Tearosa, "proponiamo l'incontro con don Vincent Nagle, attualmente cappellano dell'Istituto Maddalena Grassi di Milano. Il tema prescelto, il coraggio di educare alla fatica, è certamente impegnativo. E'un punto che ci sta molto a cuore. Nelle nostre scuole c'è un'urgenza di fondo. Quella di educare i bambini. In questo contesto la fatica è un tema interessante. Quando papa Francesco ci invita a non mollare mai vuol dire di non mollare mai rispetto al tuo desiderio di felicità e di non mollare mai le persone che ti amano, perché comunque la fatica di un cammino e di prendere se stessi sul serio non è così scontata. Dice di una condizione che i nostri ragazzi vivono oggi a livello familiare e sociale. In un tempo in cui si cercano spazi virtuali dove far finta di essere se stessi la prima fatica è fare i conti con sé e quindi con l'altro, di voler bene a sé e quindi anche all'altro".

Scuola dell'infanzia Istituto San Giuseppe. Giochi col fango, il brivido del proibito

Chi da bambino non si è tuffato, almeno una volta nella vita, dentro a una pozzanghera fangosa ridendo come un matto per la gioia di sentire il ciaf, ciaf delle scarpe (o dei piedi) nell'acqua, gli schizzi scuri sui vestiti? Dopo alcune giornate di pioggia autunnale, abbiamo portato i bambini del gruppo delle Aquile (5 anni) ad esplorare il giardino della scuola in versione “umida”

Provvisti di mantella e stivaletti, i bambini hanno ammirato e aggirato (i più timidi), guadato e sguazzato (i più trasgressivi) le numerose pozzanghere che si erano formate nel campo da basket; poi hanno calpestato le zone di fango per lasciare le loro impronte umide e marroncine su un grande foglio steso a terra. In un secondo tempo con cucchiai e bicchieri di plastica, hanno raccolto il fango con cui hanno realizzato la loro opera d’arte su un foglio in sezione.
Giocare nel fango è divertente per il senso di libertà che un'esperienza simile si porta dietro.
Giocare nel fango affina le capacità sensoriali. Ogni bambino trarrà dal mix di terra e acqua, dalla sensazione di freddo, morbido, liscio, viscido che prova, un insegnamento diverso che andrà a stimolare questo o quell'altro senso.
Giocare nel fango aiuta a rafforzare il sistema immunitario.I microrganismi presenti aiutano a rafforzare il bambino rendendolo più sano. L'esposizione allo sporco, infatti, serve per preparare il sistema immunitario a rispondere alle più comune malattie dell'infanzia e a prevenire l'insorgere di allergie.
Giocare nel fango facilita le relazioni coi coetanei: il gioco nel fango può essere solitario ma, molto più spesso, un gioco di gruppo in cui la relazione con l'altro viene favorita proprio dal tipo di attività in sé: saltare, correre, tuffarsi, sporcarsi... sono tutte azioni che presuppongono un'emulazione, una condivisione dell'esperienza, una complicità.
Un po' come la sabbia, anche il fango è un 'materiale' che può essere utilizzato per creare altro e dar vita ad altri giochi. Può diventare 'malta' per erigere castelli e ponti, base per gustose ricette improvvisate, argilla per dare forma a sculture e statue, colore per riempire fogli e quaderni…
Insomma, il gioco non si riduce solo al saltare. Ma può dar vita a qualcos'altro, in un continuo stimolo di creatività, esperienza cognitiva, sviluppo sensoriale
Alessandra Ghelli, referente per scuola dell’infanzia –Istituto San Giuseppe – Bologna


Santa Teresa di Trebbo. Quel gemellaggio con le scuole nella giungla e non solo

Nel giorno di Santo Stefano del 2004, Patrizia Saccaggi e Francesco Baietti erano in Thailandia, quando uno dei più catastrofici disastri naturali dei tempi moderni colpì quella zona, causando tsunami devastanti. Entrambi si salvarono e, da quel momento, decisero di fare qualcosa per le popolazioni locali, soprattutto per I bambini. Nacque così Moses onlus. In questo contesto si inserisce Trebbo salvaunbimbo.it

"Il particolare gemellaggio della scuola dell'infanzia Santa Teresa di Trebbo" racconta la coordinatrice didattica Silvia Chiarini "è un cammino insieme iniziato alcuni anni fa. La scelta è stata fatta, in primo luogo, per motivi territoriali. Francesco Baietti, il presidente di Moses onlus, è della nostra parrocchia. In secondo luogo perché per iniziativa di Moses onlus sono nate due scuole. 'Oltre il Giardino' è una scuola informale: si trova a Ban Lo Yung – Phang-Nga (Thailandia) e ha lo scopo di sottrarre bambini birmani al lavoro minorile. 'Scuole nella giungla' è un progetto di scolarizzazione a favore di alcune comunità kayin in fuga dalla repressione dell’esercito birmano". L'obiettivo della nostra scelta didattica "è far conoscere ai bambini una realtà diversa: ovvero cosa fanno i loro coetanei a scuola, cosa mangiano, che tipo di vita e di usanze hanno. Scoprono, per esempio, che hanno case di bambù e dormono sulle stuoie invece che nei lettini". Come funziona? Spiega Silvia: "Quando i referenti di Moses partono per la Tailandia noi mandiamo dei regali ai bambini attinenti al progetto annuale: l'anno scorso abbiamo fatto coltivazione dell'orto e abbiamo mandato dei semi. Ci colleghiamo con Skype quando aprono i pacchetti o nei giorni delle feste e ci fanno vedere che pregano davanti alla nostra fotografia come segno di ringraziamento. A loro volta ci fanno avere roselline di carta, disegni e anche sementi del loro territorio. Per Natale abbiamo realizzato il libretto "Il pane dell'amicizia": abbiamo condiviso con i bambini la ricetta in tutte le lingue del mondo. Poi abbiamo fatto un video per mostrare come si fa il pane e, in questi giorni, i bambini riceveranno anche gli stampi. E anche loro faranno il pane sia pure con la farina di riso". Conclude la coordinatrice: "Con questa iniziativa, tutti gli anni abbiamo un progetto comune, vogliamo abituare i bimbi a un'altra visione di vita, di mondo, di giochi, di scuola, di cibi. Con la speranza che cresca la loro sensibilità per la cittadinanza attiva".