Newsletter del 26 giugno 2020

Centri estivi. Tempi sbagliati, pianificazione inesistente: ma il privato sociale c'è

I nostri gestori, ricorda il presidente della Fism Bologna Rossano Rossi, hanno deciso di aprire per il bene delle famiglie nonostante l'assenza di garanzie economiche e una problematica situazione politico amministrativa. Accanto ad alcuni Comuni virtuosi, infatti, ce ne sono altri ancora una volta clamorosamente sordi al principio di sussidiarietà

Una buona notizia: sono partiti i centri estivi. L'Emilia-Romagna ha spinto per la riapertura ma gli atti politico amministrativi lasciano molto a desiderare. Anche in questo caso, purtroppo, abbiamo avuto la conferma che la politica fatica a dare piena cittadinanza al principio di sussidiarietà. Di fatto è mancata una pianificazione soprattutto dal punto di vista economico. Si è parlato di cifre, che in parte ci sono, ma tutto questo è stato fatto in modo poco coordinato e non nei tempi giusti. Questo ha portato i gestori dei centri estivi ad aprire in ordine sparso e senza una vera e propria garanzia economica. Si è partiti perché si è voluto dare una risposta alle famiglie. Nel nostro territorio si sono aperti i centri estivi con tariffe molto diverse.
Conseguenza di una insufficiente chiarezza economica che non riguarda solo i privati ma anche gli stessi Comuni. In questo quadro confuso ci sono stati alcuni Comuni: Budrio, Galliera, Minerbio e Bologna che hanno agito in modo virtuoso ponendosi al servizio del territorio. Hanno così messo insieme i centri, coordinandoli prima dell'apertura, attivando accordi che hanno consentito ai gestori di sapere fin da subito su cosa potevano contare. In particolare il Comune di Bologna ha fatto in modo di uscire con rette non superiori allo scorso anno proprio per permettere alle famiglie di accedere senza ulteriori aggravi. Va precisato che in tempo di Covid 19 i rapporti previsti dalle normative sono molto diversi dal passato in quanto prevedono 1 educatore ogni 5 bambini. Con costi ovviamente più alti che rendono indispensabile il sostegno pubblico. I nostri gestori sono stati costretti ad aprire senza certezze economiche. Qualcuno ha scelto di rimetterci pur di dare una mano alle famiglie e nella speranza che qualcosa arrivi. Altri hanno optato per tariffe più alte confidando di poter restituire qualcosa nel caso arrivino i fondi. Venerdì scorso è stato pubblicato il riparto dei fondi del Ministero della famiglia, 135 milioni di euro, destinati al sostegno dei Centri estivi e distribuiti a ciascun Comune sulla base della popolazione dei bambini dai 3 ai 14 anni. Evidenziamo due problemi: intanto questa ripartizione avviene con le bocce in movimento, con i centri già aperti, ma soprattutto mancano i criteri per l'assegnazione dei contributi ai centri effettivamente aperti. Senza queste indicazioni il privato sociale dovrà impegnarsi ancora una volta in una trattativa, spesso estenuante, Comune per Comune, per vedersi riconoscere qualche contributo. Ciò significa non aver chiaro da parte dello Stato che certi servizi, come i centri estivi, non sono possibili senza i soggetti del privato sociale. E proprio per questo vanno riconosciuti a monte senza gravarli della fatica di bussare porta per porta, quasi dovessero chiedere l'elemosina. Anche in questa occasione non ci faremo scoraggiare e testardamente continuiamo a confidare che prima o poi anche la politica italiana sappia applicare per davvero il principio di sussidiarietà per il beneficio di tutti.
Rossano Rossi, presidente Fism Bologna

Centri Estivi/2 Riaprire, una sfida non semplice. Le paritarie sono scese in campo

Complessivamente sono una quarantina le scuole associate FismBo che li hanno avviati. Alcune aprendo già l’8 giugno, la maggior parte il 15 giugno, per arrivare a fine luglio (qualcuno offre anche settimane in agosto). Quasi mille i bambini coinvolti di cui oltre 700 quelli dai tre ai cinque anni e gli altri dai 6 ai 10 anni

Durante gli incontri di informazione e approfondimento sul Protocollo della Regione, non poche erano le perplessità e i dubbi: le condizioni e i limiti indicati per poter svolgere le attività facevano crescere più le preoccupazioni che gli entusiasmi. Ma la motivazione di fondo è stata più forte: offrire ai bambini e alle loro famiglie un ritorno alla necessaria esperienza educativa in presenza. La rete associativa si è messa in moto, fornendo supporto, consulenza e formazione; i responsabili delle scuole hanno lavorato con intensità per organizzare il tutto secondo le normative; il personale, docente e non, ha risposto con disponibilità.
I timori e le legittime ansie della vigilia sono stati vinti dalla felice esperienza del “ritorno”: la gioia dei bambini e i loro sorrisi hanno immediatamente ricompensato la fatica degli sforzi fatti.
"Il nostro Centro estivo " spiega Gabriele Ravaglia (scuola Don Luciano Sarti – Castel San Pietro Terme)"è gestito in collaborazione con la parrocchia. Abbiamo iniziato dal 15 giugno con i bambini della scuola dell'infanzia (una trentina) e della primaria (38) perché secondo noi i bimbi avevano bisogno di uscire dall'isolamento. Proseguiremo fino al 31 luglio mentre, dal 6 luglio inizieremo con 9 bambini del nido. I bimbi sono divisi in piccoli gruppi che condividono gli spazi e le attività. Per noi è un fatto importante perché sentivamo la necessità di incontrare le famiglie e i bambini. E' anche un modo per capire come riprendere le attività educative. Quasi un allenamento prepartita in vista di settembre".
Nicoletta Santangelo (scuola Riguzzi – Longara) racconta: "Abbiamo deciso di aprire il Centro estivo con un obiettivo prioritario. Riprendere la relazione con i nostri bambini e dare una mano alle famiglie. E da quello che osservo lo stiamo raggiungendo. All'inizio si vedeva che i bambini non erano più abituati a stare con gli altri. Ma dopo appena una settimana abbiamo notato che avevano di nuovo ripreso a condividere. Il nostro Centro estivo (23 bambini divisi in 5 gruppi) punta soprattutto sull'esterno perché abbiamo dei giardini molto grandi. Possiamo contare sull'aiuto di due volontari per il triage, abbiamo la possibilità di tenere tutti i gruppi separati. Non organizziamo di certo noi "ruba bandiera" ma se i bimbi giocano insieme non li dividiamo".
"Abbiamo iniziato l'8 giugno" riferisce Paola Parma (scuola e Servizi Al Girotondo di San Lazzaro). "E' un Centro estivo diverso dal passato. Lo abbiamo pensato per la scuola dell'infanzia, la primaria e una prima fascia delle medie. Li abbiamo divisi in gruppi di 5 con un educatore per l'infanzia e gruppi di 7 bambini per la primaria. Ci ha impegnato molto la preparazione dei locali secondo quanto previsto dai protocolli perché era importante partire sicuri a tutela dei bambini, delle famiglie e di chi ci lavora. Con soddisfazione abbiamo registrato la settimana seguente una crescita, anche perché abbiamo tanti spazi all'aperto. Meglio di così non poteva andare".

Il saluto riconoscente di tutta la grande famiglia della FismBo. Grazie Maria Pia!

Dopo 23 anni di servizio la Babini va in pensione. Di tutti gli articoli scritti per questa newsletter, questo è sicuramente il più difficile. Come rendere in poche righe tutto il lavoro, la passione, la professionalità, l’intelligenza, il cuore e l’affezione di una persona?

Come dare il giusto valore a ciò che significa e ha significato una persona che per tanti è stato un ‘incontro’ sul proprio cammino? Come parlare della Fism senza averla presente?
Ci sarebbero tante parole, pensieri, gesti, aneddoti da scrivere, dopo anni dedicati alle scuole cattoliche e ognuno di noi potrebbe raccontare molto su ciò che ha imparato grazie alla Pia (già, per tutti noi è sempre stata “la Pia”).
Sicuramente un articolo della newsletter non è sufficiente ma è un piccolo, “doveroso” gesto per ringraziare a nome di tutti, la responsabile del Coordinamento Pedagogico.
Negli anni la Fism ha cambiato il Presidente, sono cambiate molte pedagogiste, è cambiato il logo e la sede Fism di Bologna, ma lei c’è stata sempre. Così come ha sempre insistito sull’essere presenti ai tavoli Istituzionali come scuole paritarie, ha insistito sull’importanza dell’aspetto gestionale, sul tema della disabilità, sulla formazione, sul ‘tirar su i giovani’, sull’aspetto culturale e della ‘mission’ delle scuole, sui collegi docenti, sul ruolo della coordinatrice .
E tra un RAV, un PTOF un PEI e un PDF, non c’è stata occasione che non abbia sottolineato l’importanza della documentazione, non per una fissazione, ma per una ‘riflessione’ (che fa anche rima), per metter i pensieri in parole.
Se la Fism di Bologna oggi è la realtà viva che noi tutti conosciamo lo dobbiamo in gran parte a Maria Pia Babini che ha dedicato la sua passione e il suo impegno alla crescita delle nostre opere. Certo nessuno avrebbe immaginato che finisse il suo percorso lavorativo in Fism con la ‘mascherina’, ma una cosa è certa: “quando si chiude una porta si apre un portone”.
Ti ringraziamo Pia per il cammino che hai condiviso con noi, ti ringraziamo per esserci stata ‘maestra’, compagna e amica e ti auguriamo di cuore nuove avventure “affascinanti” e “pieni di scoperte”.
Grazie Maria Pia!
La Fism di Bologna