Newsletter del 12 aprile 2019

Pasqua /1:La prospettiva è quella di una scommessa affidata alla nostra libertà

Nell’immaginario collettivo è associata al rifiorire della vita.La natura, che a primavera riprende il suo ciclo, gli alberi e i prati in fiore, l’uovo, i pulcini, sono i simboli che con più frequenza accompagnano questa festa.Pensando ai nostri bimbi, sentiamo che tale accostamento calza benissimo. La vita di questi piccoli, che sono all'inizio del loro cammino, ci richiama il fatto che, è vero, la vita rifiorisce, continua.

E se davanti alla natura rimaniamo stupiti per la bellezza della rinascita primaverile, ancor di più ci sentiamo coinvolti dalla fioritura della vita di questi piccoli.
Qual è allora il legame tra la Pasqua e la fioritura della vita?
Non è solo una coincidenza di date, ma soprattutto è una coincidenza di significato profondo.
A Pasqua riviviamo il dono incommensurabile della vittoria della vita, che Cristo risorto ha riportato sulla morte.
Così il limite umano, espresso in modo drammatico nella circostanza della morte fisica, non è più l’ultima parola su di noi, non è più un abisso incolmabile.
Questo dato ha una ripercussione immediata: la vita vince e con essa la speranza.
Gesù, con la sua vicenda umana, terrena, ci ha rivelato il senso, la direzione, la meta della nostra vita personale, ciò per cui vale la pena vivere ogni situazione, anche quella più faticosa, impegnativa o dolorosa.
L’alternativa a questo è quella di un orizzonte puramente terreno, sempre parziale, provvisorio, limitato, dunque mai sufficiente, sempre mancante. E questo fatto non può che generare scontentezza.
La prospettiva della Pasqua è certamente una scommessa affidata alla nostra libertà; ma anche l’educazione, la formazione delle nuove generazioni è sempre un rischio, un investimento, un seme da coltivare, perché dia frutto.
L’agricoltore, che ogni anno affida al terreno la sua seminagione, lo fa in forza dell’esperienza degli anni precedenti, che conforta la sua speranza, il suo impegno, la sua fatica.
Ogni anno torna per noi la Pasqua di Cristo, morto e risorto, per assicurarci che il rischio della fede, della speranza cristiana è confortato da una storia più che millenaria, costruttrice di una civiltà, di una umanità che ha sfidato la diversità di epoche, di culture, di popoli, di razze e si presenta a noi ogni anno come la fioritura di primavera.
Don Luigi Gavagna, assistente ecclesiastico Fism Bologna

Pasqua/2 Scuola dell'infanzia paritaria Sacro Cuore di Budrio: la vita è un dono

Il progetto di quest’anno è stato pensato per rispondere all'obiettivo principale della festa e cioè riconoscere che Gesù ha donato la sua vita per noi e che la nostra vita è un dono di Dio. Il percorso si è articolato in quattro incontri per tutti i bambini che si sono riuniti una volta a settimana per un momento comune, durante il quale è stata proposta loro una riflessione e un'attività pratica, con la preziosa presenza delle Suore e del Diacono. Nei giorni successivi ad ogni incontro, i bambini hanno sviluppato il tema in sezione con le loro insegnanti

Al centro del primo incontro la storia della Creazione con l’obiettivo di iniziare a riconoscere la vita come dono di Dio. Sono state individuate dai bambini tutte le cose belle che si possono fare grazie alla vita che Dio ci ha donato. Nel secondo appuntamento i bambini hanno trovato una brocca piena di acqua che hanno versato in un contenitore che simulava il fonte battesimale. Dopo aver ricordato il valore dell’acqua, che è un dono di Dio ed è indispensabile alla vita, essa è stata benedetta spiegando nello stesso tempo il senso del segno della croce che si compie con le mani sull'acqua. Affidarsi a Dio è importante, è il messaggio della terza tappa:così come i bambini sono sicuri e tranquilli in braccio alla mamma allo stesso modo tutti, grandi o piccoli, abbiamo bisogno di una “mano” forte e sicura che ci possa guidare, ci protegga e ci sostenga. Questa mano è l'amore di Dio. I bambini hanno disegnato sé stessi e messo il loro disegno su un grande cartellone che rappresentava le mani accoglienti di Dio.
Nell'incontro conclusivo si è sperimentato che insieme a Dio possiamo custodire una vita, con le nostre mani e il nostro amore. L’obiettivo è stato far comprendere che anche noi possiamo prenderci cura della nostra vita e di quella degli altri. Piantando il seme di una piantina di fiore ogni bambino potrà prendersi cura di questa nuova vita che verrà portata poi a casa come dono pasquale per la famiglia come ricordo di un’importante percorso di crescita.
La partecipazione dei bambini ci ha fatto capire che tutto il percorso è stato da loro compreso ed accolto. Condividere questo cammino con bambini, insegnanti e Suore della scuola ha dato un senso più profondo alla parola collaborazione ed ha mostrato che "si possono fare piccole cose con grande amore" (Madre Teresa di Calcutta).

Al Girotondo. Un percorso scolastico nel solco della dottrina sociale cristiana

Sabato 16 marzo settemila cooperatori italiani sono stati ricevuti in udienza da Papa Francesco nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di Confcooperative, organizzazione fondata il 14 maggio 1919. Tra le realtà presenti all'importante appuntamento anche i rappresentanti della cooperativa sociale di San Lazzaro, federata anche con la Fism

"Al Girotondo"è un servizio educativo volto a valorizzare lo sviluppo psicofisico del bambino nella prima infanzia, dando così una risposta alla sua innata esigenza di socializzare, di crescere, di apprendere e di essere creativo.
"La nostra avventura" racconta Paola Parma, direttrice delle scuole gestite dalla cooperativa sociale "muove i primi passi nel mondo del volontariato. Con uno scopo ben definito: essere presenti nel territorio per un servizio alle famiglie. Il nostro valore aggiunto è l'attenzione alla famiglia e a chi lavora". Prosegue la direttrice: "Assimilato e compreso questo passaggio siamo cresciuti e siamo sbarcati nel mondo di Confcooperative che ci ha accolti. Qui ci siamo trovati in un mondo più grande che, a situazioni come la nostra, ha dato un grande sostegno". E pensare, aggiunge, "che all'inizio ero titubante di fronte a questo passo. Perplessa di fronte a questa identificazione per una realtà come la nostra che ha i locali nella parrocchia". Interrogativi dissipati dall'udienza del Papa. "Certo, questo ritrovarsi a Roma tutti insieme è stato decisivo. Confcooperative ha mostrato a Francesco il volto di un'organizzazione attenta al sociale, alla famiglia, al disagio, alla scuola. Dal Papa è venuto un incoraggiamento a questo modo di lavorare per i bisognosi e per chi opera nei servizi. Per la nostra cooperativa, oltre a me, c'erano il presidente, alcuni consiglieri e alcune educatrici. Ci siamo sentiti parte di un percorso comune con una stessa voce e un medesimo obiettivo. Nel contesto di un'atmosfera incredibile. Il giudizio, al termine dell'incontro con il Papa, è unanime: quanto è bello quello che abbiamo imparato".