Newsletter del 26 marzo 2021

Auguri dalla FISM. Pasqua: un ponte che fa accedere al "per sempre"

"Quante volte per Pasqua" ricorda il consulente ecclesiastico della FISM "abbiamo ascoltato questo annuncio: “La vita risorge, nonostante e dopo la morte”. E mai come quest’anno abbiamo bisogno di sperimentare la verità, la credibilità di queste parole. Ciò significa che l’amore e la speranza non possono venir meno, morire, abbandonarci. E questo non per un impeto di buona volontà, dato che la volontà è sempre più debole, provata e affaticata per la pesantezza dell’attuale situazione". In copertina: "I discepoli Giovanni e Pietro corrono al sepolcro il mattino della Resurrezione" (Eugène Burnand - 1898)

La luce sfolgorante del mattino di Pasqua, che è la risurrezione dai morti di Gesù, nel suo vero corpo, è il fatto, la prospettiva, il dono più corrispondente alle attese, alla speranza di cui è fatta la tua natura umana e con essa il tuo cuore, sede di pensieri e di affetti.
La cancellazione del limite, che caratterizza questo mondo e con esso la tua natura umana, non può essere realizzata in questo mondo, appunto limitato, cioè precario, provvisorio, mai definitivo.
Allora come superare questo abisso invalicabile per le nostre risorse umane?
È Qualcuno dall’altra parte che ti costruisce un ponte su cui passare e accedere al “per sempre”. Esci dalla prigione perché Qualcuno la apre dall’esterno. Altrimenti rimarresti per sempre prigioniero di te stesso, del tuo limite!
“Io sono venuto” dice Gesù “perché tu abbia la vita e l’abbia in abbondanza” (Gv 10,10); infatti “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6), dice ancora Gesù, cioè la strada per giungere alla vita vera, quella definitiva, liberata da ogni limite.
Questo è quanto è accaduto il mattino di Pasqua.
Tale prospettiva porti pace, perché è fonte di speranza e di amore per tutta la vita, per ogni vita.
Quella pace, quella consolazione che crea un clima giusto da offrire alle nuove generazioni, per sostenere e rafforzare il loro cammino di crescita, anche nella dolorosa situazione di oggi.
Auguri per una serena Pasqua di pace e di speranza.

Don Luigi Gavagna, consulente ecclesiastico FISM Bologna

“Patris corde”. San Giuseppe e la sfida educativa del nostro tempo

“Con cuore di padre: valorizziamo e sosteniamo il ruolo educativo del padre”. Questo il tema dei due incontri realizzati in occasione della Lettera apostolica di Papa Francesco sulla figura di San Giuseppe. L'iniziativa è stata organizzata dalla FISM in collaborazione con alcuni gruppi di Scuole federate che hanno cominciato a lavorare in rete nel loro territorio.

“Padre non si nasce, ma lo si diventa, e non solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui”. Questo passaggio della Lettera scritta dal Santo Padre è stato il punto di partenza dell'iniziativa.

Papa Francesco, ha raccontato il teologo Marco Tibaldi, "attribuisce a Giuseppe l'aggettivo di “amato, padre amato”, in quanto è molto amato dalla Chiesa, che gli ha dedicato molti ordini religiosi e festività. E' stato molto amato sia da Maria che da Gesù; la loro famiglia era fondata su un amore pieno.
Possiamo ritrovare in lui un essere premuroso, attento, amorevole nei confronti di Gesù e Maria. Possiamo pensare che la loro famiglia fosse un po' come le famiglie di oggi, in cui tra moglie e marito c'è complicità, affetto.
Giuseppe è la testimonianza vivente di colui che non ha mai smesso di sognare e di obbedire a ciò che questi sogni gli suggerivano, senza starci troppo a pensare. Questo continuare ad alimentare i nostri sogni e quelli dei nostri figli, lo sento molto vicino. Giuseppe e Maria non hanno sminuito il “sogno” di Gesù di diventare il Messia, mentre oggi si tende, per proteggerli, ad “incastrare” i nostri figli dentro delle nostre categorie anziché incoraggiarli".
"Giuseppe" ha concluso Tibaldi "è un uomo semplice, che ha saputo con creatività affrontare i temi della famiglia. Paolo VI, quando andò in Terra Santa, disse che il segreto della figura di Gesù si trovava lì, nell'ordinarietà del lavoro insegnatogli da Giuseppe, suo padre terreno. Giuseppe è stato un padre che si è messo nell'ombra, ma non è stato assente".

"La figura paterna" ha raccontato Stefano Martinelli "fatica a trovare una posizione nel nostro contesto attuale. Partendo dalla “Patris Corde”, uno spunto di riflessione lo possiamo trovare verso la fine di questa Lettera, in queste righe: “... essere padre significa introdurre il figlio all'esperienza della vita, alla realtà”.
Questo indica che educare non significa contare quanti “sì” e quanti “no” sono detti al proprio figlio, oppure quante regole gli vengono imposte, ma significa essere per lui un mediatore che gli apre lo sguardo verso l'immensità della vita".
L'educazione, ha proseguito Martinelli, "oggi si perde sul fatto che i genitori non introducono più i figli alla grandezza della vita. Citando il film “Interstellar”, ad un certo punto il protagonista dice: “Noi eravamo abituati a guardare in alto al cielo e a meravigliarci del nostro posto tra le stelle. Ora guardiamo soltanto in basso e ci preoccupiamo del nostro posto nello sporco” e questa è la metafora dell'educazione contemporanea, perché non si insegna più a guardare al nostro posto tra le stelle e cioè alla grandezza della vita che passa e che chiede di avere significato per sempre".

Chiusi… di nuovo!?! Vissuti e pensieri dall’"Atelier dei Piccoli"

Il racconto di un’equipe che non smette di esserci e di riflettere sull’esperienza accaduta e che accetta ancora la sfida di educare. "E’ passato un anno esatto e siamo di nuovo tutti chiusi, o meglio sospesi!". “Sospeso” - da vocabolario: aggettivo che indica “precarietà, instabilità… rimanere nel vuoto”. Ma qual è il “pieno”? Cosa dà pienezza alla vita? Questa è la domanda da porsi davanti a questa realtà che stiamo vivendo, che ci ha fatto prendere consapevolezza che non siamo artefici della nostra vita, che non è nelle nostre mani, perché stiamo facendo esperienza del limite, della fragilità. Un’altra occasione per riflettere sul significato della vita.

Un anno fa non ci immaginavamo di rimanere chiusi per mesi, per poi ricominciare suddivisi in bolle da 5 bimbi, separati in casa, ognuno con una sola dada di riferimento, con sguardi confusi sul da farsi e su come ripartire.
A settembre sembrava andare meglio, abbiamo messo in conto di dividere rigidamente l’equipe, fare un gruppo nido e uno materna, cercando di portare avanti un filo comune e cercando risposte agli sguardi dei bimbi che si salutavano tra i cancelli dei giardini.
Nidi e scuole d’infanzia hanno fatto i salti mortali per dare risposte, per cercare di non perdere il contatto con le famiglie, reso difficilissimo on line, per essere qui comunque.
Ma nella nostra "cassetta degli attrezzi" abbiamo cercato e trovato strumenti di lavoro dati da una equipe che ci crede, che si sostiene e che si dà forza. Ci siamo divertiti tantissimo, abbiamo visto sorrisi e tanta gioia, ci siamo sostenuti tra adulti, pur sapendo che tutto era cambiato, ma fiduciosi in un ritorno alla normalità.
Ora siamo di nuovo fermi. Bimbi a casa e genitori che devono capire come poter lavorare.
Ma questa volta è peggio. Siamo tutti stanchi, siamo disillusi sui tempi rapidi di risoluzione, ci sentiamo frustrati e dimenticati. Ma soprattutto sappiamo che i bimbi non possono di nuovo ri-affrontare tante perdite, un nuovo buco poi da ricolmare, e già iniziano ad essere nervosi a casa, a dormire male o perdere i ritmi sani, ad annoiarsi e voler vedere gli amichetti.
Ci uniamo a tutti quelli che stanno chiedendo con forza di riaprire i nidi e le scuole, di ogni età, perché la socialità e l’apprendimento in presenza sono le uniche esperienze che da 1 a 18 anni vanno a formare le competenze emotive e relazionali di cui abbiamo disperatamente bisogno nella nostra vita.
Intanto torniamo a rimboccarci le maniche, a cercare la coesione di una meravigliosa equipe per tirar fuori dal cappello piccole ma preziose magie, e sfruttare quella differenza tra essere sospesi e chiusi! “Le difficoltà spostano i limiti”.

Dada Pamela, Polo per l’infanzia “Atelier dei Piccoli” - Bologna