Newsletter del 16 settembre 2022

La sfida educativa e l’ideale della scuola: ricominciare insieme

Come da tradizione, anche quest’anno la FISM ha proposto un incontro di apertura a tutto il personale dei servizi e delle scuole federate. Più di 100 persone si sono trovate “a distanza” per ripartire insieme, consapevoli che incominciare un nuovo anno scolastico non è mai facile, soprattutto di fronte alle sfide del contesto attuale. Diviene allora centrale la necessità di ritrovare le ragioni della passione che è all’origine delle nostre opere educative e per cui vale sempre la pena di affrontare, ogni giorno, la sfida dell’educare.

Matteo Severgnini - direttore della Luigi Giussani High School di Kampala, in Uganda dal 2012, dopo aver visto con i suoi occhi che cosa ha comportato la chiusura delle scuole (in Uganda sono state chiuse per 22 mesi consecutivi), ci ha ricordato che è proprio vero che l’educazione salva l’uomo. Durante il lock down gli amministratori e i professori della scuola non si sono arresi: non potevano fare didattica a distanza e non potevano accogliere studenti a scuola, ma hanno deciso di raggiungere in motocicletta, uno ad uno, ogni studente andando a bussare alla sua porta. Da questa esperienza hanno compreso che il problema della vita non è la reazione che uno ha di fronte ai problemi, ma che ci sia qualcuno che continuamente bussi alla nostra porta, al nostro cuore. Il nostro cuore e il cuore dei nostri bambini sono fatti per essere accolti, amati e trovati. In un momento di così grande difficoltà, quello che emerge è la possibilità di andare a bussare al cuore dei nostri fanciulli. La motivazione parte tutto da un senso di APPARTENENZA. Questo è il senso vero dell’educazione: “Io non ti abbandono, vengo a cercarti lì dove sei”. La condizione di questo tipo di appartenenza consiste nel fatto che non siamo soli. La scuola deve giocare tutto sull’appartenenza, noi siamo di chi siamo e non possiamo dimenticarlo; noi tutti desideriamo essere e conoscere di chi siamo. Da qui deve partire la tecnica educativa, perché sapere di chi siamo fa emergere il valore infinito che siamo. Non ci può essere educazione senza appartenenza, ma non ci può essere educazione senza la possibilità di perdonarsi e di perdonare l’altro, rimanendo di fronte al cuore dell’altro che grida all’infinito. Questo crea un nesso tra studente, maestro e la realtà tutta.
Francis Contessotto – già Presidente FISM Treviso, membro del Consiglio Nazionale Scuola cattolica CEI, ha rilanciato alcune questioni rispetto alla sfida dell’inclusione che tutte le nostre scuole vivono. Ci sono tante situazioni che bussano e tante cose che disturbano: a volte la diversità dell’altro ci disturba. L’inclusione è una difficoltà in più che mi impone di guardare la scuola in modo diverso, passando da una scuola omologante a una scuola personalizzante. Le esperienze di scuola vissute da Francis sono esempi significativi del fatto che ‘se ci lasciamo disturbare dall’altro’, aprendoci a modalità creative, potremmo trarne beneficio per tutti.
Anche la testimonianza di Lorella Crema – insegnate e coordinatrice scuola infanzia, ha ricordato e approfondito i passi per un cammino efficace verso l’inclusione. In particolare, Lorella ha ricordato fatiche, delicatezze e competenze che il rapporto con le famiglie richiede, in particolare all’interno di un percorso di certificazione della disabilità. Spesso la scuola dell’infanzia si pone come primo interlocutore della famiglia ed è la prima a rilevare le difficoltà. Spesso le insegnanti sono anche lo sfogo dei genitori, perché è il primo momento in cui toccano con mano la diversità del proprio bambino/a. La difficoltà più grande è portare questi genitori a comprendere che non siamo tutti uguali e che si possono amare anche bambini diversi. In questo percorso occorre accettare la nostra umanità, imparando a fare pace con noi stessi; siamo chiamati a mettercela tutta, accettando i nostri limiti. L’accettazione dei propri limiti e delle difficoltà, avviene attraverso l’altro: riconosciamo la nostra umanità se è rispecchiata negli occhi dell’altro.
In conclusione, l’incontro ha raggiunto lo scopo prefissato: ha ampliato i nostri orizzonti e ha rilanciato ognuno di noi in una delle arti più appassionanti dell’esistenza: l’educazione.
Lara Vannini, coord. pedagogico FISM

FISM. Servizio civile: "Chiamati a un modello concreto di comunità"

Si è concluso a Roma il Festival Nazionale del Servizio Civile (9 e 10 settembre), due giornate di festa e riflessioni, dibattiti e testimonianze di “obiettori” e “civilisti” degli ultimi cinquant’anni. Pietro Pinna fu il primo obiettore di coscienza che diede il via alla lotta per il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza, istituita nel 1972 dalla legge Marcora, di cui quest’anno ricorre il 50esimo anniversario.

Oggi fare servizio civile non è più un “NO” contro il servizio militare, ma si è tramutato in un SI di servizio alla propria comunità. Ed è in questa direzione che si muove il Servizio Civile presso FISM, con progetti che chiedono a giovani, tra i 18 e i 29 anni, di impegnarsi nella propria comunità a servizio di Scuole e Servizi Educativi, per il benessere di bambini e famiglie.
Ad oggi FISM comprende 53 Enti Accreditati con 77 sedi e 12 Enti in fase di Accreditamento con altre 13 sedi in tutta la Regione comprendendo, oltre a quella di Bologna, le province di Forlì Cesena, Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Piacenza. Altre finestre di accreditamento si apriranno nei prossimi mesi per continuare ad allargare il coinvolgimento delle scuole. Al momento sono attivi i progetti di Servizio Civile Universale 2021: Giovani EducAttivi e Educativamente Facendo, che vedono coinvolti 39 volontari, mentre hanno terminato il servizio, regionale o universale, 133 ragazzi. Alcuni di loro continuano ad essere nell’ambiente FISM, in quanto sono stati chiamati per piccoli incarichi in servizi estivi, sostituzioni di personale o vere e proprie assunzioni.
Sabato 1 ottobre prenderà avvio il progetto di Servizio Civile Regionale EduCare, che prevede 38 posti tra sedi di Bologna e Ferrara, mentre il 3 ottobre partirà il progetto Crescere Insieme che offre 17 posti nelle province di Reggio Emilia e Piacenza. In questi servizi, come in ogni altro nostro progetto, come dice Papa Francesco: “Siamo chiamati ad offrire un modello concreto di comunità che, attraverso il riconoscimento della dignità di ogni persona e della condivisione del dono di cui ognuno è portatore, permetta di vivere rapporti fraterni”.

Daniela Pozzana
Servizio Civile
FISM Bologna

La denuncia. Docenti "paritarie": lo Stato continua il "saccheggio"

Secondo Rossano Rossi, presidente della FISM Bologna, all'origine del problema che sta mettendo in grave difficoltà le scuole federate, c'è prima di tutto la mancata attuazione di una parità scolastica piena, che consenta ai nostri gestori risorse adeguate per poter garantire agli insegnanti stipendi concorrenziali con quelli dello Stato.

"Nell'estate appena conclusa" - ricorda Rossano Rossi, presidente FISM Bologna - "abbiamo registrato l’ennesimo 'saccheggio', da parte dello Stato, del nostro personale docente. Ci sono stati concorsi e aggiornamenti di graduatorie e sono diversi gli insegnanti che hanno fatto il passaggio".
Quali sono i problemi aperti?
Noi formiamo docenti, tra questi anche molti giovani, li portiamo a un livello significativo di competenze e poi li perdiamo. La seconda questione è che queste criticità avvengono in prossimità dell'anno scolastico, mettendo ancora più in difficoltà le nostre scuole.
Non sembra una situazione congiunturale.... Tutt'altro: da tempo siamo dentro una situazione cronica. Le scuole che vedono andar via docenti con esperienza, devono cercare sostituti con i titoli richiesti che oggettivamente non si trovano. L’università, infatti, non sforna un numero di persone sufficienti a coprire i posti. Anche per il prossimo anno siamo in deroga: la normativa ci consente di poter assumere il personale laureato in Scienza dell'Educazione ma sono tappabuchi, sono deroghe rinnovate di anno in anno che non consentono una programmazione efficace.
Cosa c'è all'origine del quadro appena descritto?
La mancanza di parità scolastica. Ci troviamo di fronte a uno Stato che fa le norme e contemporaneamente gestisce un pezzo del sistema arrivando con le sue norme a "saccheggiare" il personale di un altro ente gestore, nel nostro caso privato. Se avessimo una parità economica, oltre ai doveri giuridico amministrativi, avremmo le risorse economiche per avere dei bilanci in pareggio e per poter riconoscere ai docenti uno stipendio adeguato, senza dover soccombere alla concorrenza dello Stato. Senza parità anche il piccolo aumento previsto dal nuovo contratto di lavoro è una goccia nel mare che, anche se piccola, mette in difficoltà i nostri gestori.
Buone notizie ce ne sono?
Con un tono un po' ironico dico che ci consola il fatto di essere dei seminatori di formazione. Le famiglie che hanno scelto le scuole dello Stato potranno contare, nella formazione dei loro figli, anche su un pezzettino di scuola paritaria e sul contributo dei docenti che noi abbiamo formato. Un altro elemento di consolazione: abbiamo registrato alcuni casi di personale che ha rifiutato il passaggio allo Stato, scegliendo di rimanere nelle nostre scuole e questa è una dimostrazione di un lavoro, in termini di ideali e di progetti, che è più importante della dimensione economica.
Nel dibattito elettorale è emersa la proposta di rendere obbligatoria la scuola dell'infanzia. Qual è il suo giudizio in proposito?
Di fatto lo è già, visto che è frequentata dal 90% dei bambini in età.
Ma se si vuole davvero renderla obbligatoria, bisogna prima affrontare la parità.

Intervista a cura di Stefano Andrini