Newsletter del 25 marzo 2022

Contributi. Le sfide della realtà e il compito educativo degli adulti

Durante un’epoca sfidante come quella odierna, siamo continuamente sollecitati a chiederci quale sia il nostro compito educativo rispetto alle emergenze che incalzano. Oggi ci chiediamo se e come parlare della guerra…..fino a poco tempo fa ci chiedevamo se e come parlare del Covid, della malattia, della morte…. Di fronte a queste domande che interpellano l’originale risposta di ciascuno di noi (il pensare a partire da sé), motivo per cui vogliamo evitare di dire quello che si dovrebbe fare e quello che si dovrebbe dire, vogliamo condividere alcune “riflessioni fondative” maturate all’interno del Coordinamento Pedagogico FISM.

Il primo compito degli adulti è quello di testimoniare ai bambini che “nel mondo c’è il bene e il bello e che vale la pena crescere”. Se l’adulto si lascia sopraffare da angoscia, instabilità, disorientamento, questi vengono recepiti dai bambini e rischiano di trasformare l’idea di casa o di scuola, facendoli percepire come luoghi non più sicuri. La scuola non ha il compito di eliminare il dolore e la sofferenza, ma deve coltivare le cose buone, il bene.
In questa scuola della cura, alcuni aspetti sono fondamentali: dare tempo alle domande e all’ascolto dei bambini partendo dalla loro esperienza; ‘accogliere’ ciò che porta il bambino come le parole, i sentimenti, le emozioni, i giochi simbolici o le rappresentazioni grafiche.
Coltivare alcuni concetti: che l’altro ha un valore grande quanto il mio e che è un valore infinito; riflettere sullo stare bene con sé e con gli altri; il bene vero è ciò che accomuna; l’incontro con chi è diverso arricchisce ed educa.
Educare i bambini a ringraziare: il “Padre nostro” è una preghiera di ringraziamento. Plutarco dice che l’atteggiamento fondamentale della vita è saper ringraziare per tutto quello che c’è. Che ci siano momenti di ringraziamento nelle nostre scuole: per un fiore che sboccia, ad esempio. Questo è un modo per dare iniezioni di vitamina all’anima. Ringraziare per ciò che si è e per ciò che si ha, a partire dall’avere una famiglia, amici, una scuola….
Educare ad aver cura di sé, degli altri e del mondo attraverso gesti concreti, ad esempio la raccolta di generi alimentari, indumenti, giochi, medicine, ma anche il piccolo gesto di una bandiera/disegno della pace, una candela da accendere la sera sul davanzale: cose che possono fare i piccoli in casa….
Educare alla bellezza attraverso esperienze positive, poiché queste esperienze sono come ‘manate di colla’ rispetto alla positività della vita. Prendere sul serio le domande dei genitori, nell’affrontare con i propri figli determinate tematiche.
Nessuno di noi farà tacere le bombe. Ma facendo sul serio il mestiere del ‘maestro’, cioè educando, tentando di introdurre i bambini alla realtà, fino al suo significato, si può contribuire a essere quella goccia che forma l’oceano del Bene, del Vero, del Bello, della Speranza. In che modo? Asciugando lacrime, aiutando ad allacciare le scarpe, fugando un segreto, condividendo un gioco o una scoperta…avendo consapevolezza innanzitutto di questo grande compito che è educare, prendendo noi sul serio la realtà ed essendo leali con le domande che essa apre. Certi di una Promessa di felicità sperimentabile oggi, perché si è già fatta carne ed è Presente anche attraverso queste drammatiche circostanze. La carezza del Nazareno è infatti sempre dietro l’angolo.
Articoli per approfondire:
- Articolo di Annalisa Teggi, scrittrice, traduttrice. “E io lavo i piatti mentre c’è la guerra”
https://annalisateggi.com/2022/03/13/e-io-lavo-i-piatti-mentre-ce-la-guerra/
- Intervista ad Alberto Pellai su come affrontare il tema della guerra con i bambini https://www.varesenews.it/2022/02/lo-psicoterapeuta-alberto-pellai-affrontare-tema-della-guerra-coi-bambini/1433157/
- Intervista a Raffaele Iosa sull’accoglienza dei bambini ucraini: http://www.gessetticolorati.it/dibattito/2022/03/08/bambini-ucraini-nelle-scuole-italiane-accoglienza-e-solidarieta-ma-con-equilibrio-e-prudenza/

Coordinamento Pedagogico FISM Bologna







Istituto Maestre Pie di Bologna. Porte aperte ai piccoli ucraini

Nei giorni scorsi sono arrivati cinque bambini provenienti dall’Ucraina. Due sono stati accolti nella scuola primaria e tre nell'infanzia. La loro storia è simile a quella di tanti altri bambini che, di recente, i genitori hanno affidato ai nonni o ad altre figure lontane per proteggerli dalla guerra.

K. e P. sono due gemelle di tre anni, V. è la loro cuginetta di cinque. A. e A., invece, hanno rispettivamente dieci e otto anni.
Gli alunni e le famiglie dell’Istituto hanno assistito e partecipato ad una rete straordinaria di accoglienza provvedendo a fornire, ai nuovi arrivati, tutto il materiale necessario per poter frequentare la scuola, luogo ideale per poter ri-costruire una nuova normalità alternativa.
L’Istituto, inoltre, si è immediatamente preoccupato di trovare una mediatrice linguistica culturale, in modo da aiutare i bambini ucraini a comprendere quello che accade intorno a loro e, allo stesso tempo, avere un adulto di riferimento che, parlando la loro lingua, comprenda quali sono le loro necessità.
Al loro arrivo, i bambini della scuola hanno organizzato una vera e propria festa di benvenuto con canzoni, coriandoli e disegni. In seguito, insieme alla mediatrice linguistica e ad alcuni insegnanti, i nuovi arrivati si sono avventurati nell’esplorazione e nella scoperta dell’intero Istituto, per conoscere un po' il luogo e i diversi ambienti che vivranno nelle prossime settimane.
Nonostante sia stata organizzata un’accoglienza lampo, l’inserimento è stato graduale, nel rispetto delle esigenze dei bambini. In un primo momento sono stati accolti in piccolo gruppo e solamente nei giorni successivi, i cinque bambini hanno conosciuto le diverse classi e sezioni di cui sono entrati a far parte.
La lingua resta comunque la barriera più evidente, soprattutto per capire realmente cosa passa nel loro cuore e nella loro mente. Fortunatamente, però, tra i bambini, soprattutto tra i più piccoli, funziona magicamente il linguaggio universale dell’amore che usa gesti, carezze, premure, sorrisi e sguardi, superando ogni ostacolo. In questo modo, le sezioni della scuola dell’infanzia dei Girasoli e dei Papaveri hanno accolto le tre bambine, facendole sentire parte della loro realtà, riuscendo a comprendersi nel gioco e ritrovando un barlume di serenità.
Chissà, alla fine di questo camminare insieme, chi avrà aiutato chi.

Elisa Soldati e le insegnanti della scuola dell'infanzia "Maestre Pie".


Nelle tue mani. I bambini e la guerra. Scuola S.Giovanni Bosco (Imola).

Questa conversazione, carpita in un momento di calma fra quattro bambini, in qualche modo fa riflettere su quello che le parole significano e nascondono, fino a mostrare quella similarità profonda che gli adulti hanno con i bambini e che possiamo definire propria dell’umano.

Sezione stelle, orario pomeridiano. Musica rilassante e poca voglia di stare fermi sui materassini pieghevoli. È il momento della routine scolastica denominato relax e Alessio si è addormentato. Gli altri tre invece si girano e rigirano, sperando di non soccombere alla stanchezza della giornata che a quell’ora iniziano fisiologicamente a percepire. Grace guarda il soffitto con gli occhi ben aperti e gioca con le sue mani. Il suo materassino è vicino a me maestra, che sul tavolo finisco di adornare gli ultimi regalini per i papà e intanto monitoro che i bambini si rilassino un po', prima di affrontare la fascia pomeridiana della giornata.
Ecco che Grace dà voce a quello che pensa, probabilmente sollecitata dall’ascolto precedente di me che con l’altra maestra, sottovoce, parlavamo appunto della guerra:
Grace.: Quando finisce la guerra?
Ginevra.: Finisce se fanno la pace.
Maestra: Ma come fanno a fare la pace?
Ginevra: Promettono di non farlo più.
Federico: E quindi?
Ginevra: Dicono scusa.
Grace: Il capo di tutto il mondo può dire -no, non fatelo! Basta! Basta! Così smettono?
Federico: C’è un capo del mondo?
Lorenzo M: E’ Gesù il capo del mondo… ma come fanno a sentirlo?
Grace: Se prende una cosa che si sente in tutto il mondo, ok!! Tipo un microfono…
Lorenzo M: Se no… può urlare. Aspetta: ma Dio può urlare?
Grace: No, perché lui è nel cielo.
Lorenzo M: Ma lui ci sta vedendo!
Grace: Può darsi che mentre facciamo le preghiere – pace e amen- ci parla. Gesù può mettere una mano per fermare la guerra, adesso che ci penso. La sua mano gigante che ferma le bombe.

Mi ha colpito la frase iniziale di Grace: “Quando finisce la guerra?”
Non mi aspettavo che perfino i bambini potessero vivere la necessità di rispondere a questo interrogativo.
La risposta di Ginevra, poi, non ha smesso di stupirmi. È un esempio trasparente della candida semplicità dei piccoli.
La mia domanda sul “significato di far pace” doveva essere un incentivo per alimentare in loro il desiderio al confronto, ma di fatto è stato liquidato dal pragmatismo di Ginevra e Federico. I bambini, infatti, sembrano consapevoli che le scuse rappresentano un traguardo, un arrivo cioè che prevede un complicato cammino, lungo o lunghissimo. Ecco perché c’è bisogno di un deus ex machina che intervenga. In questo frangente storico c’è bisogno del capo del mondo, appunto. Un capo saggio, si intende. Ecco che, secondo il loro ragionamento, tutto porta a Dio, perciò a Gesù. È lui che può. Il problema ancestrale per noi umani è capire come. Ecco che è incredibile seguire, nella conversazione dei bambini, la lotta che si crea fra la razionalità dubbiosa e il senso religioso del possibile.
“Come agisce Dio? Come ci parla? Come fa per farsi sentire? Tramite la preghiera”. Quando si è di fronte al bisogno e non si sa come fare, i bambini, come gli adulti, sanno che è il momento di riflettere su ciò che ci accomuna come umani e affidarci a lui, affinché si possa fare un passo indietro, stringersi la mano e tagliare insieme il traguardo della fine dei conflitti.

Valentina Cantagalli, Scuola dell’Infanzia "S. Giovanni Bosco"(Imola)

Un disegno sulla raccolta pro Ucraina