Newsletter del 11 settembre 2026

FISM Bologna. I bambini ci guardano: la grande sfida delle relazioni

"Nessuno educa da solo. Sulle orme della lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza". Questo il titolo scelto per l'incontro di apertura dell'anno scolastico. Il convegno si è aperto con il saluto del presidente provinciale Rossano Rossi, che ha ricordato l'originalità delle scuole paritarie e ha portato un accorato ringraziamento alle educatrici e alle insegnanti per il lavoro che svolgono in prima linea. A seguire il saluto in collegamento video dell'assessore regionale Isabella Conti. Assente per cause di forza maggiore don Giuliano Savina, il tema del convegno è stato svolto dalla neuropsichiatra infantile Luisa Leoni Bassani intervistata da Lara Vannini responsabile del settore pedagogico di FISM Bologna e di FISM nazionale

Con quale sguardo iniziare il nuovo anno scolastico? Secondo Luisa Leoni Bassani (neuropsichiatra infantile, fondatrice della Cooperativa sociale Il Pellicano) la prima possibilità per affrontare in letizia questo ritorno è una domanda. “Come guardiamo i nostri bambini? Se li guardiamo solo dal punto di vista funzionale oppure organizzativo si parte da un già saputo (i bambini sono così, fanno così...). La cosa interessante è guardarli come sono nell’istante e chiedersi questo gruppo di bambini cosa desidera, cercando di entrare nel loro mondo mentre di solito ci occupiamo del nostro. Tutto cambia se di fronte ai bambini ci poniamo in questo modo. Questo passaggio mi ha fatto fare un salto. Io, insegnante, cosa desidero per me? Se so già cosa mi aspetta e mi soffermo solo su quello che è accaduto, la fatica prevale su tutto”. “Per chi educa”, ha proseguito “c’è una grande responsabilità: quella di dire al bambino in che direzione va il mondo. Come tu guardi il mondo è la comunicazione più importante che fai. Con una questione centrale: che desiderio ho di fronte alla vita di questo bambino. L’essere umano ha delle caratteristiche che appaiono non da grandi ma sono tali fin dal principio. Come il bisogno di andare sempre un po’ più in là. Come la sensibilità verso il clima che percepiscono fin da piccoli. Per questo il clima a scuola è più importante delle iniziative. E il clima è determinato dal rapporto tra le persone”. Una bella sfida. “Certamente” aggiunge la neuropsichiatra. “Perché non si deve far finta che le cose vadano bene. Far finta non serve. Il punto è come io decido di affrontare le difficoltà. La libertà si gioca dentro queste condizioni. E’ una scelta che si fa su come starci nella fatica. Tu rispondi a tutto quello che accade vivendolo come una provocazione alla tua libertà. Ovviamente puoi rispondere sbagliando; l’altra sfida è come stai di fronte al tuo errore. E anche questo incide sul clima. A scuola non ci deve essere un idillio ma un punto di partenza: la collega, la famiglia vengono qui con lo stesso desiderio di bene che ho io. Consapevoli che siamo insieme a un altro che ha il tuo stesso compito e il tuo stesso scopo”.
Nessuno educa da solo, il titolo dell’incontro, è un dato di realtà. Invece spesso domina la percezione che l’altro vive perché ti occupi di lui. Il fatto di pensare di avere sulle spalle la responsabilità della crescita, sarebbe insopportabile. Noi non siamo fatti per questa solitudine: l’essere umano è costituito come identità dalla relazione. Diventa sé stesso interagendo fin dalla pancia della mamma. Noi dobbiamo solo permettere che il bisogno di relazione, il bisogno di comunicare si sviluppi. Diventa centrale come guardiamo la relazione dei nostri bambini e come la facilitiamo”. A proposito della vita interiore dei bambini, la relatrice conferma che esiste fin da quando sono piccoli. C’è un vissuto interno che semina la tua persona anche senza diventare pensiero e che si manifesta attraverso il corpo. Questa vita interiore dà al bambino la possibilità di godere, di soffrire, di ridere. Così abbiamo la possibilità di capirlo dentro. Cogliendo nello stesso tempo il suo desiderio e la sua attesa. Questo significa che abbiamo bisogno di guardare e di ascoltare. La vita interiore è connessa con il custodire il cuore: ovvero riconoscere che c’è il desiderio di un bene per sé”.
Un ultimo aspetto: la pace disarmata. “Nella lettera apostolica, oltre alla custodia del cuore, viene indicata la via dell’essenziale e la disciplina della lingua. Entrambi sono punti decisivi per gli insegnanti. Scoprire, per esempio, cosa è essenziale. Tutto questo implica un lavoro: educare la libertà a leggere i segni”.

Nella foto il volantino dell'Incontro

Al via il nuovo anno scolastico. Pezzi unici. Siamo tutti pezzi unici

Settembre 2026: si aprono le porte di un nuovo anno scolastico. Ma siamo davvero pronti? La comunità educante è pronta? Quando si parla di comunità educante ci riferiamo ad insegnanti, educatrici, coordinatrici educativo-didattiche, gestori, personale ausiliario e amministrativo, coordinatrici pedagogiche…, ossia tutte quelle persone che lavorano per portare avanti una scuola cattolica di qualità; persone con ruoli e mansioni diverse ma accomunate dallo stesso obiettivo: incontrare l’altro

Ma qual è i’ essenza dell’incontro? Io l’ho trovata scritta su un cartellone in un Centro per giovani diabetici: “Incontrare l’altro significa entrare nell’animo di qualcuno ed uscirne più ricchi”
L’inizio di un nuovo anno scolastico è la preziosa opportunità di intraprendere un nuovo viaggio, un cammino che è in primis dentro ognuno di noi, con la consapevolezza che siamo esseri relazionali, per cui abbiamo bisogno dell’altro per conoscere noi stessi e per conquistare la nostra pienezza.
Ma ognuno di noi è originale, non è replicabile. “Pezzi unici. Siamo tutti pezzi unici”, scrive Roberto Frabetti nel libro “Cari genitori. Pensieri disordinati sul teatro per i piccolissimi”. Questa nostra unicità, questa nostra diversità che esige di essere accolta e valorizzata, è il filo rosso che ho ritrovato nella lettura del libro del dottor Stefano Vicari, intitolato “Diversamente intelligenti. Vivere la neurodivergenza in un mondo omologato”. Vicari è professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dirige l’Unità operativa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e coordina il Tavolo sull’autismo della Pastorale della salute della Cei. Benché sia un clinico, Vicari indaga la neurodivergenza con uno sguardo a 360 gradi e con un approccio significativamente educativo.
A tal proposito, condivido un breve stralcio del suo scritto: “Il tentativo di considerare gli esseri umani tutti uguali nel loro funzionamento, interpretando ogni forma di “diversità” come deviante, pericolosa, malata, non ha retto di fronte alle evidenze della scienza, le quali sottolineano, piuttosto, come la varietà all’interno di ciascuna specie (e quindi anche della nostra) sia essenziale per garantire una maggiore adattabilità all’ambiente che muta e, di conseguenza, la sua stessa sopravvivenza, Neurodivergenza indica non una diagnosi clinica, quanto piuttosto una variante naturale dell’intelligenza e del funzionamento mentale in generale. La neurodivergenza non è una malattia, ma un differente modo di essere che individua e valorizza il singolo… un funzionamento che, se riconosciuto e adeguatamente sostenuto, può rappresentare una ricchezza, una risorsa per tutti”.
Il professor Vicari invita il lettore a rispondere ad “una chiamata per costruire una società più inclusiva, che non chiede alle persone di cambiare per essere accettate, ma che impari ad apprezzare e valorizzare i diversi modi di essere”. Questo messaggio costituisce il cuore dell’ottavo capitolo del libro, 40 pagine interamente dedicate alla famiglia e alla scuola, definiti ”… i primi mondi in cui ogni persona cresce, si confronta e costruisce la propria identità”.

Nella missione educativa della scuola cattolica possiamo, con “mente aperta e cuore attento” (op. cit.), essere preziosi compagni di viaggio delle persone che incontriamo (colleghi, bambini, famiglie…), percorrendo insieme un cammino che non può prescindere dall’accettazione di quella diversità che è ontologicamente presente, anche se a volte nascosta, in ognuno di noi.

Daniela Mughetto - pedagogista FISM

Nell’immagine “Il figlio dell’uomo”, di Renè Magritte (1964)

Gli appunti… della maestra. L’agenda e/è il nuovo inizio

"Fin da piccola, a settembre, attendevo con trepidazione di iniziare il nuovo diario scolastico" - racconta Claudia Ventura. "Sfogliavo le pagine vuote sentendo il profumo della carta intonsa. Sceglievo accuratamente i colori delle biro o dei pennarelli sottili e compilavo la prima pagina inerente i dati personali. Annotavo i compleanni degli amici, i giorni di vacanza e infilavo foto, cartoline, segnalibri, carte, biglietti, scontrini significativi, per far memoria di luoghi, fatti, persone e ‘momenti di persone’

Oggi come allora l’agenda della maestra è il primo strumento da mettere nella borsa di scuola. Rigorosamente di carta, da settembre a giugno, settimanale, e con lo spazio per le note a lato, nell’agenda si scrivono tutti gli appuntamenti dell’anno: i collegi, le riunioni dei genitori, i colloqui, i momenti di festa con le famiglie… Poi c’è l’elenco delle cose da ricordarsi di portare i primi giorni: il grembiule, il materiale per fare la pasta di sale, i travestimenti della ‘casetta’ e i teli di motoria lavati, il libro di San Francesco per bambini comprato in vacanza ad Assisi… Segue l’elenco delle cose da fare: i nomi dei bambini da fotocopiare, contrassegni da sistemare, barattoli da riempire di colori, spazi zona da allestire… Appaiono frasi significative carpite alle prime formazioni, da ricordare e più passano i giorni e più le pagine dell’agenda si stropicciano, si consumano, si macchiano di caffè, si tirano righe, si cancella, si aggiunge, aumentano post-it, parole sottolineate, cerchiate, evidenziate. Nel tempo iniziano a comparire scritte di esperienze da proporre, materiali da offrire, giochi inventati, titoli di albi illustrati e nomi di artisti che ci si annota in quella settimana, come promemoria della progettazione. Ma la cosa più commovente è trovare tra le pagine il nome di una collega con la quale prendere un caffè per condividere l’inizio dell’anno, o il nome di un bambino che occorre averlo nella mente e nel cuore in modo particolare perché è un po’ in crisi e spesso si isola, o quello di una mamma per ricordarsi di dirle una cosa importante. Singole parole o poche parole accostate! Sono appunti. Per ricordare qualcosa di importante che accade. Semplici parole, appuntamenti che celano ‘legami’, attenzioni, ‘cura’.
Allora un consiglio: scegliete bene l’agenda, compagna di viaggio per tutto l’anno scolastico, perché anche un apparente, semplice e piccolo dettaglio, può aiutare ad essere educatori migliori.

Claudia Ventura: insegnante e pedagogista FISM