Newsletter del 13 ottobre 2023

Commissione diocesana scuole parrocchiali. Uno spazio di confronto

Le trentotto scuole parrocchiali della Diocesi di Bologna hanno un luogo in cui presentare problemi, difficoltà e progetti, hanno un supporto alla responsabilità gestionale, hanno un’opportunità per verificare scelte e decisioni adeguate.

Con decreto arcivescovile del 22 settembre 2023, la Diocesi di Bologna ha costituito una Commissione per monitorare lo stato di efficienza delle scuole parrocchiali, affrontare le eventuali criticità, offrendo ai parroci-gestori ascolto, confronto e possibili indicazioni di carattere gestionale
Da tempo, anche come Federazione, abbiamo segnalato la crescente difficoltà dei parroci e delle parrocchie nella conduzione di queste scuole. Fare scuola oggi, dando continuità alla specificità della proposta formativa di queste opere educative, in un contesto di cambiamenti amministrativi, sociali ed economici, richiede un’impostazione gestionale sempre meno riscontrabile nella disponibilità di parroci e parrocchie.
Da qui l’importante iniziativa di mettere a disposizione dei parroci-gestori un organismo a cui rivolgersi per approfondire difficoltà e fragilità e per un confronto sulle possibili soluzioni.
Con questa Commissione, la Diocesi di Bologna ha voluto innanzitutto ribadire che le scuole parrocchiali sono ancora oggi un patrimonio educativo e di opportunità pastorale, sono opere di cui continuare a prendersi cura.
Non solo problemi, quindi. La Commissione dedicherà i suoi lavori (speriamo per la maggior parte del tempo) a fattibili progetti di valorizzazione e rilancio di questa presenza, all’individuazione di nuovi e diversificati strumenti di gestione.
Questa è la vera sfida: gestire in modo efficace e adeguato ai tempi, consolidando e valorizzando la relazione identitaria della scuola con la comunità cristiana di riferimento.
La nostra Federazione, presente fra i componenti della Commissione, fornirà la massima collaborazione mettendo a disposizione competenze, informazioni e dati, ma soprattutto la forte convinzione che le scuole parrocchiali paritarie (insieme alle altre scuole cattoliche gestite da diversi enti) sono e restano un valore nella missione educativa della comunità cristiana e una ricchezza formativa e culturale per tutta la comunità civile.

Rossano Rossi, presidente FISM Bologna

Festa dei nonni. Il più grande spettacolo? La reunion delle generazioni

Il rilancio delle relazioni e la condivisione sono stati il filo conduttore degli appuntamenti caratterizzati da un'altissima partecipazione delle famiglie. Nelle scuole di Bubano, Mordano, Casalfiumanese e Longara, si è sperimentato con successo come questi momenti, tra sfide e merende, aiutino sul campo la crescita di tutti.

Festa dei nonni ad altissima partecipazione nelle scuole dell'infanzia di Bubano, Mordano e Casalfiumanese. Racconta la direttrice Carmen Falconi: "L'incontro, dedicato al rilancio delle relazioni, ha preso spunto dalle parole del Papa a Lisbona: risplendere, ascoltare, non avere paura. Fai la tua parte, perché io possa capire chi sono". Questa la sfida che, come nonna, Carmen ha lanciato agli altri nonni e ai genitori. "Qualche esempio?"- prosegue la direttrice: "Rilanciare il saluto, mangiare insieme e non accanto, mettere in circolazione parole gentili, difendere la domenica, moltiplicare gli incontri con i vicini, rifiutare l'aggressività verbale che dilaga sempre di più". Conclude Falconi: "Tutti i momenti della festa sono stati cordiali e condivisi. Secondo tradizione i nonni hanno detto il nome del bimbo scritto nei foglietti e sono stati sorteggiati due ciclamini come augurio per il nuovo anno. La festa si è conclusa con la cena preparata dai volontari della parrocchia a Bubano e dai volontari della Cà de borg a Mordano, mentre a Casalfiumanese abbiamo fatto festa con una squisita polenta cucinata dai volontari della scuola e della Pro Loco. Infine ho fatto stampare un segnalibro che riprende quello che ha detto Papa Francesco a Lisbona ai giovani: perché i nonni devono essere la fonte di splendore".



Quest'anno, alla scuola materna parrocchiale A. Riguzzi di Longara, la parola d'ordine è condivisione.
In una realtà in cui i bambini rimbalzano tra esigenze di lavoro, orari e regole da rispettare, super impegni sportivi… abbiamo voluto pensare a un momento per fermarci e condividere.
L’occasione si è presentata il 2 ottobre, la festa Degli Angeli Custodi e quindi dei nonni. Ed ecco abbiamo voluto proprio loro che sono il riparo sicuro, la nostra storia e la nostra saggezza, proprio loro nella mattinata, qui a scuola con noi.
I bambini composti in un coro sorridente, i nonni che entrano in giardino emozionati e curiosi, la preghiera insieme e poi… una canzone che ci rivela dei nonni ballerini e super carichi!
Così le vocine dei bambini, dapprima incerte e poi sempre più sicure, hanno guidato le voci rassicuranti degli adulti in un mix di canti e movimenti all’unisono.
E come ogni festa che si rispetti, abbiamo concluso con una deliziosa merenda: un momento di chiacchiere tra nonni, insegnanti e bambini. Prima di salutarci, i bambini hanno consegnato ai loro nonni un piccolo pensiero creato da loro.
Una mattina davvero piena di cose belle, di verità, di emozioni, racconti e ricordi dei nonni che da piccoli frequentavano la Scuola Riguzzi.
È stata una bella esperienza da riproporre assolutamente.

La coordinatrice e le insegnanti

Nella foto un momento della festa alla scuola Riguzzi

Halloween/Commemorazione dei Defunti. Era semplice...come i bambini

Zucche, streghe, pipistrelli, scheletri e accessori di ogni genere, travestimenti, dolciumi, immagini e addobbi casalinghi, a partire dai primi giorni di ottobre sono ormai presenti nei negozi, nei supermercati, in televisione e su internet. Halloween ormai è divenuto familiare, nel vero senso della parola, in quanto capita che intere famiglie si travestono il 31 ottobre per andare in giro per le strade a suonare i campanelli delle case per fare il mitico ‘Dolcetto/scherzetto’, o che comprino caramelle da consegnare a chi arriva alla porta.

Ormai ne siamo sommersi e benché non appartenga alla nostra tradizione, nel tempo sta diventando cultura anche nel nostro paese. Fino qui nulla di male, se non fosse che ormai i bambini non sanno più cosa accade l’1 e il 2 novembre, perché si sta a casa da scuola, qual è il vero significato della festa. Quasi nessuno ne parla più. Forse dei Santi sì, ma la commemorazione dei defunti pare sia un tabù, qualcosa da evitare, censurare, qualcosa a cui non pensare, perché evidentemente fa paura… ai grandi. Eppure, in tutte le favole classiche che si rispettino, le difficoltà, la perdita, la morte, sono sempre presenti, e nessun bambino si è mai impressionato o è rimasto traumatizzato. Anzi, il protagonista della storia che affrontava queste prove era considerato un eroe, tanto che i bambini amavano farsele raccontare e raccontare ancora, non volendo perderne i punti salienti.
Io penso che non si possa vivere cercando di fare evitare ai nostri figli la fatica, la malattia, il dolore. Non mi pare umano, cioè proprio dell’uomo, che è quel punto vertiginoso dell’universo nel quale l’uomo diventa cosciente di sé e si pone domande sul senso della vita e sulla morte.
“Certo che è dolorosissimo scoprire che moriremo” - scrive Chiara Scardicchio in un articolo sulla rivista Famiglia Cristiana - “Ma è proprio lì che inizia la ricerca di senso: quando scopri che puoi morire. È durante il calvario che fai esperienza della resurrezione. Accompagnare i bambini nella domanda sulla morte, allora, è celebrare la vita, affiancarli nella bellezza, in un processo naturale perché il bambino è un essere filosofico che si pone e fa domande a noi adulti per insegnarci a crescere ancora”.
Ancora una volta il problema è dell’adulto.
Mi ricordo quando ero piccola. La morte era parte della vita, accadeva: un pesce rosso, il cane, fino alla perdita di un nonno o un parente. Mia mamma mi portava al funerale, certa di un Bene e della vita eterna. Vedevo adulti addolorati, vedevo lacrime rigarne il viso, ma avevo accanto un adulto che sapeva ‘so-stare’ di fronte a questa realtà che fa parte della vita, pur rimanendo Mistero. Si andava in Chiesa di fronte a Chi solo compie e dà significato alla vita, per pregare, per accompagnare il defunto da Gesù. Non era facile, ma era semplice.
Oggi molti bambini non sanno nemmeno più che cosa sia un cimitero. Io del cimitero ho due ricordi molto differenti ben impressi negli occhi: il primo è che il 2 novembre si andava sulla tomba dei nonni con i fiori, si incontravano parenti ‘lontani’ che si vedevano poco, si diceva una preghiera e ci si fermava tanto tempo a ‘chiacchierare ’, ad aggiornarsi sulla vita, sulle novità, su come stavano i nipotini o se lo zio aveva cambiato lavoro, proprio lì davanti alle foto sulle lapidi, quasi a renderli partecipi sentendoli presenti.
Il secondo ricordo è di mio figlio che allora aveva 6 anni, frequentava la prima elementare da due mesi ed aveva conosciuto le prime letterine dell’alfabeto. Posso affermare che ha imparato a leggere quel giorno lì, proprio al cimitero, provando a mettere insieme e a dire ad alta voce le lettere che componevano tutti i nomi e cognomi dei defunti accanto a quelli sui quali ci eravamo recati.
Era la vita. Era semplice.
Non è un problema se nelle nostre scuole i bambini parlano di Halloween, portano a scuola zucche o cappelli da strega, ma occorre avere il coraggio di affrontare con loro il tema della festa dei Santi e la Commemorazione dei defunti.

Claudia Ventura