Newsletter del 20 novembre 2020

Adulti e bambini di fronte alla morte. Quelle domande su cui non si può barare

Anche se la morte ha sempre fatto parte della vita delle persone, in questo periodo più che mai siamo chiamati a fare i conti con lei. Negli ultimi tempi, ricorda Lara Vannini, “alcune nostre realtà hanno perso persone care: ci hanno lasciato colleghe preziose e anche una bambina”.

Questi dolorosissimi eventi ci lasciano senza parole di fronte a noi stessi e quindi ai bambini. Eppure i piccoli hanno tante “grandi” domande sulla fine della vita ed hanno bisogno innanzitutto di luoghi in cui poterle esprimere e di adulti che non abbiano timore di affrontarle.
Ricordo benissimo quando mio figlio, all’età di 5 anni, mi chiese: “Mamma, io morirò? E tu morirai?”. Non potendo barare, io risposi affermativamente e lui esclamò “Io non voglio morire”. Nulla di più umano, perché la vita di ciascuno ha una misteriosa apertura all’infinito.
Molte volte sono gli adulti che censurano il tema della morte ai bambini, per una propria incapacità, per paura di fronte ad essa o per un semplice imbarazzo nel dare spiegazioni ‘vere’; mentre per i piccoli è una cosa naturale, anche se drammatica, che accade, così come vivere. È uno dei passi per diventare grandi.
Per cui il problema, di fronte alla morte, non sono le lacrime, ma la mancanza di fazzoletti, cioè non avere la possibilità di avere vicino qualcuno capace di accogliere il nostro dolore senza andare in pezzi.
Occorre quindi accompagnare i bambini fin sulla soglia del mistero, affermando però con certezza che tutto ha un senso e nulla va perduto. In questi momenti possiamo riscoprire la grazia della nostra fede cristiana, in virtù della quale possiamo affermare con ragionevolezza che la morte non è l’ultima parola, che c’è Qualcosa di più grande, o meglio, c’è Qualcuno di più grande che compie l’uomo.
Solo in forza di questa esperienza San Francesco, nel Cantico delle Creature, può arrivare perfino a lodare il Signore per la morte: “Laudato sii, o mio Signore, per nostra sora Morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scampare. Beati quelli che si troveranno nella Tua volontà poiché loro la morte non farà alcun male”.
Lara Vannini, Coordinamento pedagogico FISM Bologna

La ripartenza dell’“Atelier dei Piccoli”: nuove modalità di inserimento alla prova

Dopo mesi di dubbi, incertezze e preoccupazioni, alla fine anche il nido dell’“Atelier” ha riaperto le sue porte per accogliere i bambini: 9 bimbi che da tanti mesi non avevano più potuto giocare con amici e dade, e 19 ancora da conoscere. Nuove strategie per portare avanti il pensiero educativo.

Per prima cosa ci siamo occupate degli inserimenti: come farli?
Dovevamo abbandonare il vecchio metodo, ben conosciuto e rodato, fatto di piccoli passi, di tempi lunghi. Occorreva inventarsi qualcosa di nuovo, che potesse consentirci di farci conoscere dalle nuove famiglie, con cui fino a quel momento avevamo avuto, ahimè, ben poche occasioni di scambio e incontro, e solo a distanza.
Alla luce della necessità di abbreviare i tempi di permanenza delle famiglie all’interno della struttura, abbiamo provato a scegliere la via del “breve ma intenso” (ma sempre di qualità).
Eccoci così a proporre un inserimento rapido ma che potesse garantire conoscenza e coinvolgimento, che potesse creare legami nonostante le distanze. Per tre giorni chiederemo ai genitori di stare insieme a noi coi loro bimbi tutta la mattina, di osservarci, di conoscerci, e comprendere meglio quanto abbiamo provato a raccontare nel corso di precedenti lunghe telefonate. E al quarto giorno arriveranno già i saluti.
Viviamo così tre giorni insieme, tutta la mattina, in cui poco è programmato, tutto fluisce nella sua naturalezza ed imprevedibilità. E noi dade seguiamo questo flusso, agendo con pensiero, metodo e tanta spontaneità. Non c’è artificio: ci mostriamo per ciò che siamo e che facciamo.
Le preoccupazioni non sono mancate (Come andrà? E se poi capitano degli imprevisti? I bimbi da inserire sono tanti: riusciremo?), ma abbiamo rischiato ed è andata bene.
Ogni famiglia ci ha accompagnato e sostenuto, donandoci un’enorme fiducia. I bimbi, inutile dirlo, sono stati meravigliosi, tutti. Si sono staccati dalle braccia di mamma e papà con gradualità, ciascuno assecondando indole e tempi personali.
Un ruolo speciale lo ha ricoperto il nostro splendido giardino, che ha accolto e stemperato le emozioni dei primi inserimenti, vissuti totalmente all’aperto: anche gli ultimi bimbi arrivati, appena escono all’aria aperta lasciano volare via magoni e fragilità, trascinati dalle tante possibilità che ci attendono “là fuori”.
Dada Ilaria, nido “Atelier dei piccoli” - Bologna

Sulle tracce del passato: il “Festone” alla Scuola dell’Infanzia “Sacro Cuore”

Nel mese di ottobre, secondo tradizione, San Matteo della Decima (S. Giovanni in Persiceto) si riveste di colori caldi e, per le strade e tra la gente, si respira aria di festa. Anche quest'anno, pur con tutte le attenzioni del momento (norme anti-Covid), il paese si è preparato a vivere il tanto atteso appuntamento.

Il senso della nostra festa è stato raccontato ai bambini di cinque anni da un nonno attraverso un video.
"Il “Festone” nasce da un gesto semplice che veniva dal cuore, da parte dei contadini del paese, ovvero donare i frutti della terra alla Madonnina, la seconda domenica del mese di ottobre, tempo della fine del raccolto. Era la Festa del Ringraziamento alla Beata Vergine, per il raccolto avuto nell'anno".
Così, educatrici ed insegnanti, ripercorrendo il senso della tradizione, hanno proposto diverse esperienze ai bambini partendo dai più piccoli della sezione primavera fino a quelli più grandi della scuola d'infanzia.
Le esperienze vissute dai bambini, come raccogliere i frutti della terra e trasformarli per capirne la consistenza, sono state un momento prezioso, lento e di scoperta. Pigiando l'uva è comparso il succo; manipolando le pere e aggiungendo alcuni ingredienti, è stata creata la marmellata. Infine non poteva mancare il dolce caratteristico del “Festone”: la buonissima torta di riso!
I nostri "piccoli pasticceri" hanno sperimentato una ricetta speciale, donata da una nonna, e noi con piacere la condividiamo con voi.

Ingredienti
1,5 kg di riso
5 uova
2 kg di amaretti
1,5 kg di mandorle
3 kg di zucchero
1,5 kg di cedro candito
1l di latte

Procedimento
Cuocere il riso con il latte e aggiungere gli altri ingredienti a pezzettini, infine cuocere in forno a 180° per un'ora.

Nel ritornare sulle tracce del passato per valorizzare e riscoprire il vero senso delle tradizioni, si è colto l'invito a incontrare e ritrovare in chiesa la nostra cara Madonnina, dedicandole una preghiera speciale!
Giada Malaguti, scuola "Sacro Cuore" - S. Matteo della Decima